Trimestrali USA: gli utili riusciranno a sorprendere ancora Wall Street?
La stagione delle trimestrali americane sta per entrare nel vivo e, secondo FactSet, parte con un dato che non passa inosservato: gli analisti sono diventati più ottimisti sulle società dell'S&P 500 proprio mentre il terzo trimestre volgeva al termine, tra il 30 giugno e il 30 settembre le stime di utile per azione sono aumentate dell'1,4%.
Utili attesi in crescita del 29,5%
Il dato più importante riguarda però la crescita degli utili.
Secondo FactSet, le società dell'S&P 500 dovrebbero registrare nel terzo trimestre una crescita degli utili del 29,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Se la previsione sarà confermata dai risultati effettivi, sarebbe il terzo trimestre consecutivo con una crescita superiore al 25% e l'ottavo consecutivo con una crescita a doppia cifra.
Anche le aspettative sui ricavi sono positive: la crescita prevista è del 12,3%, in aumento rispetto al 10,9% stimato alla fine di giugno.
E c'è un altro elemento interessante: tutti gli 11 settori dell'S&P 500 sono attesi in crescita rispetto a un anno fa.
Tra i settori con le migliori prospettive troviamo Energy, Information Technology, Communication Services e Materials.
Anche le banche saranno sotto osservazione
La stagione entrerà nel vivo la prossima settimana con le grandi banche americane.
JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo pubblicheranno i risultati il 13 ottobre, mentre Bank of America e Morgan Stanley seguiranno il 14 ottobre.
Per gli investitori non sarà importante soltanto conoscere gli utili del trimestre.
Si guarderà soprattutto a crescita dei prestiti, costo della raccolta, qualità del credito, margini di interesse e attività di investment banking.
Le aspettative sugli utili delle grandi banche sono positive, ma contemporaneamente il settore è stato penalizzato dal recente aumento dei rendimenti obbligazionari. È quindi possibile che le indicazioni dei management sulla parte finale dell'anno siano importanti quanto i numeri del trimestre.
La domanda che conta per Wall Street
Il quadro che emerge dai dati FactSet è quindi piuttosto particolare.
Da una parte abbiamo:
utili attesi +29,5%;
ricavi attesi +12,3%;
stime degli analisti in aumento;
guidance aziendale particolarmente positiva;
tutti gli 11 settori attesi in crescita.
Dall'altra abbiamo un mercato che deve dimostrare che questi numeri sono sufficienti a sostenere le valutazioni attuali.
FactSet indica infatti un rapporto P/E forward dell'S&P 500 pari a 19, leggermente inferiore alla media degli ultimi cinque anni, ma sostanzialmente in linea con quella degli ultimi dieci anni.
La partita, quindi, non è semplicemente tra utili positivi e utili negativi.
È tra utili attesi e utili realizzati.
E soprattutto tra utili e aspettative future.
Fed, inflazione e bond: perché i rendimenti tornano a salire sulle due sponde dell'Atlantico
Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury trentennale è arrivato mercoledì a toccare il 5,70%, il livello più alto degli ultimi 24 anni, poi durante l’ultima asta la domanda è stata tre volte l’offerta e questo ha raffreddato la speculazione. In Europa, nello stesso giorno, le vendite si sono concentrate soprattutto sui titoli dei Paesi con maggiore debito pubblico: il rendimento del decennale francese è salito al 4,86%, quello del BTP italiano al 4,62%, mentre il Bund tedesco è rimasto intorno al 3,47%.
Le minute della Fed: un altro rialzo è ancora sul tavolo
La maggioranza dei membri del FOMC ritiene ancora probabile un altro rialzo dei tassi entro la fine dell'anno, anche se all'interno del Comitato non c'è una posizione completamente uniforme. Alcuni membri ritengono infatti necessario mantenere un atteggiamento più prudente, mentre altri vedono ancora rischi significativi sul fronte dell'inflazione.
Il nuovo elemento: l'intelligenza artificiale può alimentare l'inflazione?
Tra gli aspetti più interessanti emersi dalle minute c'è anche un riferimento all'enorme ciclo di investimenti legato all'intelligenza artificiale.
La costruzione di data center, l'acquisto di computer e semiconduttori e l'enorme quantità di capitale destinata alle infrastrutture AI stanno aumentando la domanda nell'economia americana.
Secondo alcuni funzionari della Fed, questo fenomeno potrebbe contribuire a mantenere più elevata l'inflazione, almeno nel breve periodo, soprattutto se la domanda dovesse crescere più velocemente della capacità produttiva.
È un aspetto interessante perché l'AI viene normalmente considerata soprattutto come una fonte futura di maggiore produttività e crescita.
Ma il mercato non sembra credere a un rialzo immediato
C'è però una contraddizione interessante.
Le minute hanno mantenuto aperta la possibilità di un altro rialzo, ma i mercati hanno ridotto la probabilità di un intervento già nella riunione di ottobre.
Secondo le quotazioni dei Fed Funds, la probabilità di un rialzo a ottobre è scesa intorno al 17-20%, mentre rimane molto più elevata la possibilità di un intervento entro dicembre.
Ed è una differenza importante per il mercato obbligazionario.
E in Europa la situazione è ancora più delicata
Il caso più evidente è quello francese.
Il rendimento del decennale francese è arrivato quasi al 4,9%, mentre il differenziale con il Bund è salito a livelli che non si vedevano da molti anni.
Il problema è soprattutto fiscale: deficit elevato, debito pubblico in crescita e forte incertezza politica in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
La pressione sui titoli francesi sta quindi assumendo una caratteristica diversa rispetto al semplice movimento globale dei tassi.
Gli investitori stanno chiedendo un premio per il rischio fiscale e politico.
E questo sta avendo conseguenze anche sugli altri Paesi dell'Eurozona.
Il meccanismo da monitorare è quello:
più rendimenti → maggiore costo del debito → maggiore attenzione alla sostenibilità fiscale → maggiore premio per il rischio.
Ed è proprio per questo che l'andamento dei bond francesi è importante anche per l'Italia.
Curiosità:
Inflazione e debito pubblico: quando l'inflazione aiuta davvero i governi?
In teoria, l'inflazione può aiutare i governi a ridurre il peso del debito pubblico. Se uno Stato ha emesso titoli a tasso fisso, continua a pagare gli interessi nominali previsti dal contratto, mentre aumentano i prezzi e, generalmente, i redditi nominali dell'economia. Il valore reale del debito già emesso si riduce nel tempo e, se le entrate fiscali crescono più rapidamente delle spese pubbliche, può migliorare anche la posizione finanziaria dello Stato.
Il problema emerge quando arriva il momento di rifinanziare i titoli in scadenza. Gli investitori chiedono rendimenti più elevati per compensare l'inflazione e questo fa aumentare progressivamente il costo degli interessi per il Tesoro. Tuttavia, l'aumento dei tassi di mercato non si trasferisce immediatamente sull'intero debito: l'effetto dipende dalle scadenze dei titoli e dalla quota che deve essere rifinanziata. Per questo, soprattutto nel breve periodo e in presenza di un debito elevato, l'inflazione può continuare ad alleggerire il peso reale delle passività esistenti.
Se però i tassi d'interesse rimangono elevati a lungo, le conseguenze possono diventare più complesse. Non aumenta soltanto il costo del nuovo debito: condizioni finanziarie più restrittive possono frenare consumi, investimenti e crescita economica. In una situazione normale, il rallentamento dell'economia potrebbe indurre la banca centrale a tagliare i tassi per sostenerla. Ma questo margine di manovra si riduce se l'inflazione resta elevata. È il rischio della stagflazione: crescita debole, o persino recessione, accompagnata da un'inflazione persistente, magari alimentata da shock dell'offerta come un forte aumento dei prezzi del petrolio.
Il vero indicatore da monitorare è il rapporto tra crescita nominale e costo del debito.
Se la crescita nominale del PIL, cioè la crescita che comprende anche l'inflazione, supera il tasso d'interesse nominale medio pagato sul debito pubblico, il rapporto debito/PIL tende a ridursi, a parità di saldo primario. Se invece il costo medio del debito supera la crescita nominale dell'economia, il rapporto tende ad aumentare, a meno che il governo non compensi questa differenza con un avanzo primario sufficientemente elevato.
È questa la variabile decisiva. L'inflazione può aiutare a ridurre il peso del debito preesistente, ma il beneficio può essere progressivamente eroso dal rialzo dei tassi, da una crescita economica più debole e da disavanzi pubblici persistenti.
Per questo, in una fase storica caratterizzata da livelli di debito pubblico molto elevati, monitorare l'inflazione è fondamentale. Ma non basta guardare all'inflazione da sola: bisogna osservare anche la crescita nominale, il costo medio del debito e la capacità dei governi di tenere sotto controllo i conti pubblici.
LA SETTIMANA IN BORSA
Il 10 ottobre del 2002 il Nasdaq toccò i minimi a poco più di mille punti dai quasi cinque mila del record del 2000, ci mise 16 anni per recuperare quei massimi e nei dieci anni successivi si è portato a ridosso dei 30 mila punti. In molti pensano che questa sia la nuova bolla denominata AI, la new economy del decennio, non più internet, ma chip. Nel mentre i debiti dei paesi occidentali sono cresciuti di pari passo e si parla di bolla dell'obbligazionario e la prossima settimana iniziano le trimestrali attese ad un nuovo record storico ed anche qui si pensa a una bolla da utili che non produrranno utili in futuro. Se sei spaventato lo capisco, ma gli indici americani in settimana hanno fatto un nuovo massimo storico e nessuno ne ha parlato.
Specifica Europa
La Francia è la pecora nera dell'area Euro e fa tremare le economie più esposte al debito come anche l'Italia che arretra e scende sotto i 50 mila punti ai minimi degli ultimi 4 mesi e registra un rialzo dello spread rispetto alla Germania il cui debito, sostanzialmente la metà di quello italiano, rimane più credibile nonostante l'aumento delle spese in armamenti e infrastrutture.
Performance settimanali degli indici europei
I principali listini europei hanno chiuso contrastati, peggior listino è l'Italia:
- DAX (Germania): -0,57%
- CAC 40 (Francia): -1,19%
- FTSE MIB (Italia): -1,46%
- FTSE 100 (Regno Unito): +0,86%
- EURO STOXX 50: -1,01%
- MSCI Europe: -0,27%
- EURO STOXX 600: +0,03%
Specifica Usa
Le tensioni sui treasury si sono attenuate con l'ultima asta in calendario in cui la domanda è stata tre volte l'offerta di 18 miliardi a dimostrazione che questi rendimenti piacciono agli investitori. Intanto prosegue la campagna elettorale di Trump e per chi vuole crederci ha assicurato che non ci saranno attacchi prima delle elezioni di mid term e che in negoziati continuano in maniera positiva, per ora Los Angeles e San Diego ringraziano il Presidente di averle salvate dalla bomba atomica iraniana. Il Financial Times crea scompiglio annunciando un calo degli utili per Open AI a una settimana dall'inizio delle trimestrali e i titoli del settore ne hanno risentito.
Performance settimanale degli indici Usa e mondo
I listini americani chiudono in rialzo mentre scendono gli emergenti:
- S&P 500: +0,48%
- Nasdaq: +0,64%
- Russell 2000: -0,91%
- MSCI World: +0,20%
- MSCI Emerging Market: -1,79%
- MSCI China: +0,69%
Dati macro:
Il PMI composito area Euro di settembre è salito a 53,1, rispetto a 52,0 di agosto; il PMI dei servizi ha raggiunto 53,0. L'indice ISM Servizi è sceso a 54,9 da 55,4 di agosto, risultando leggermente inferiore alle attese. Il dato più preoccupante riguarda i prezzi pagati dalle imprese: l'indice è salito a 74,0, da 72,6, raggiungendo il livello più alto dal luglio 2022.
Analisi tecnica e valutazioni:
Gli indici area Euro con compostezza si sono appoggiati alla media mobile a 200 giorni nella giornata di giovedì ed hanno rimbalzato venerdì, mentre gli indici americani S&P e Nasdaq martedì hanno fatto all'unisono nuovi massimi. Cosa sarebbe se a fine anno lo S&P fosse a 8 mila punti e il Nasdaq a ridosso dei 30 mila punti?
Conclusioni
Il prezzo del petrolio rimane sostanzialmente stabile intorno ai 100 dollari al barile per il brent e 90 per il WTI. Una discesa del prezzo sarebbe la chiave di volta per ridare linfa ai mercati azionari e soprattutto per abbassare le tensioni inflattive anche perché significherebbe una minore tensione nell'area medio orientale. Le parole di Trump di un cessate il fuoco sono importanti, ma ormai agli investitori non bastano più le parole, servono fatti concreti.
Prospettive per la prossima settimana
Iniziano le trimestrali e le aspettative sono altissime. Partono le banche e serve sapere se un eventuale aumento dei tassi potrebbe creare incagli o addirittura defezioni nel credito. Poi le settimane successive inizieranno le big tech che dovranno smentire quanto detto dal Financial Times riguardo Open AI e confortare gli investitori che le spese fatte e che saranno fatte in chip avranno un ritorno e rimpingueranno le casse in fase di svuotamento per gli investimenti.