Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 10 Gennaio 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 10/01/2026 07:29

Trump e il ritorno del rischio politico: pressione su difesa e real estate

Negli ultimi giorni Donald Trump ha rilanciato un approccio marcatamente interventista anche all'interno, introducendo un nuovo fronte di rischio politico per i mercati finanziari statunitensi, con impatti diretti sui settori difesa e real estate.

Nel comparto difesa, l’amministrazione ha annunciato l’intenzione di limitare o sospendere dividendi, programmi di buyback e compensi dei top manager per i principali contractor (Lockheed Martin, Northrop Grumman, RTX, General Dynamics), subordinando la remunerazione del capitale a un miglioramento misurabile della capacità produttiva e dell’esecuzione operativa. Il messaggio è chiaro: riduzione della “financial engineering” a favore di capex, efficienza industriale e tempi di consegna. I mercati hanno reagito con vendite sul settore e sugli ETF tematici, riflettendo il timore di una compressione strutturale dei ritorni per gli azionisti e di una maggiore interferenza politica nelle politiche di allocazione del capitale. Restano inoltre rilevanti le incertezze legali sull’effettiva enforceability di tali misure in assenza di un intervento legislativo.

In parallelo, Trump ha esteso la pressione ai fondi di private equity e agli investitori istituzionali attivi nell’housing residenziale, annunciando un possibile divieto all’acquisto di nuove case unifamiliari. La misura mira a ridurre la domanda finanziaria nel mercato immobiliare, favorendo l’accessibilità per i nuclei familiari, ma introduce un potenziale shock regolatorio per operatori con modelli di business basati sull’accumulazione e sulla gestione di portafogli residenziali. Anche in questo caso, le quotazioni di REIT e società immobiliari hanno reagito negativamente, scontando un peggioramento delle prospettive di crescita e di ritorno del capitale.

Nel complesso, le due iniziative segnalano un riallineamento forzato tra obiettivi politici e strategie di allocazione del capitale, con un aumento del premio per il rischio richiesto dagli investitori nei settori coinvolti. Se implementate in modo vincolante, queste misure potrebbero incidere in modo strutturale sul profilo rischio/rendimento di comparti storicamente considerati difensivi o a flussi di cassa stabili. 
Senza considerare l'incertezza per gli investitori per eventuali future decisioni pensate nella notte, decise la mattina e comunicate il pomeriggio a mercati chiusi per alimentare l'insider trading che ormai è una favola. 

La Corte Suprema Usa rinvia la decisione sui dazi

Con un esito inatteso per molti osservatori e operatori di mercato, la Corte Suprema degli Stati Uniti non ha pubblicato venerdì la sentenza attesa sulla legalità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump. La decisione, originariamente prevista per la giornata di ieri, è stata rinviata senza indicazione di una nuova data certa, anche se analisti e media specializzati indicano come probabile un pronunciamento attorno al 14 gennaio 2026.

Il rinvio non significa necessariamente che i giudici siano divisi, ma piuttosto che la Corte sta valutando con attenzione la portata costituzionale e istituzionale del caso. In precedenti discussioni interne e durante le udienze, anche diversi giudici conservatori hanno espresso dubbi sulla dottrina legale alla base dell’uso dell’IEEPA per imporre dazi.

Implicazioni economiche immediate

Mercati finanziari. Dopo l’annuncio della mancata decisione, Wall Street ha chiuso in rialzo, con gli indici principali che hanno reagito positivamente alla combinazione di dati sull’occupazione più deboli del previsto e alla continuazione dello status quo sui dazi. Gli operatori sembrano aver interpretato il rinvio come un segnale di riduzione del rischio immediato di shock economici dovuti a un revirement massiccio della politica commerciale.

Incertezza normativa. Con i dazi ancora in vigore, le imprese importatrici continuano a pagare le tariffe e a operare in un quadro giuridico incerto. Qualora la Corte Suprema ritenesse illegittimi i dazi, potrebbero scattare richieste di rimborso per centinaia di miliardi di dollari dai soggetti che hanno già versato i dazi.

Politica commerciale e leva esecutiva. Oltre all’aspetto finanziario, la decisione avrà un valore politico significativo per definire i limiti dei poteri esecutivi in materia di commercio internazionale – un terreno di scontro tra Casa Bianca e Congresso.

Se la Corte boccia i dazi:
Implicazioni giuridiche

  • Ridimensionamento netto dei poteri presidenziali.
  • Chiusura della “via emergenziale” per la politica commerciale.
  • Probabile ondata di contenziosi per recupero dei dazi già pagati e forte impatto negativo su conti pubblici che fino ad ora hanno intascato oltre 200 miliardi.

Personalmente penso che lasceranno al congresso la decisione.

Curiosità:

Nel contesto dell’azione militare statunitense contro il Venezuela (con cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie), l'amministrazione statunitense e alcuni commentatori ufficiali hanno fatto riferimento alla Dottrina Monroe o a una sua rivisitazione come cornice ideologica per giustificare o definire la politica estera, anche in riferimento al caso della Groenlandia.

La Dottrina Monroe è un principio di politica estera degli Stati Uniti, formulato nel 1823 dal presidente James Monroe e presentato al Congresso nel suo messaggio annuale.

Contenuto essenziale

La dottrina si riassume in tre capisaldi:

  1. Nessuna nuova colonizzazione europea nelle Americhe
    Le potenze europee non avrebbero dovuto creare nuove colonie nel continente americano.
  2. Non interferenza europea negli affari delle Americhe
    Qualsiasi intervento politico o militare europeo negli Stati indipendenti del continente sarebbe stato considerato una minaccia agli Stati Uniti.
  3. Non interferenza statunitense negli affari europei
    In cambio, gli USA dichiaravano di non voler intervenire nelle guerre o nelle questioni interne dell’Europa.

Lo slogan che ne sintetizza lo spirito è:
“L’America agli americani” (intendendo “americani” come gli Stati del continente, sotto l’egemonia statunitense).

Contesto storico

  • All’inizio dell’Ottocento molte colonie dell’America Latina si erano rese indipendenti da Spagna e Portogallo.
  • Gli Stati Uniti temevano che le monarchie europee potessero tentare di ristabilire il controllo coloniale.
  • La dottrina serviva quindi a proteggere l’emisfero occidentale da nuove ingerenze europee.

In origine, gli USA non avevano ancora la forza militare per imporla da soli; la sua efficacia iniziale fu favorita anche dalla potenza navale britannica, che aveva interesse a limitare il ritorno delle vecchie potenze coloniali.

Evoluzione nel tempo

Nel corso del XX secolo, la Dottrina Monroe è stata reinterpretata e ampliata, trasformandosi da principio difensivo a giustificazione dell’intervento statunitense in America Latina.

Un passaggio chiave è il Corollario Roosevelt (1904):

  • Gli Stati Uniti si attribuirono il diritto di intervenire militarmente nei paesi latinoamericani in caso di “instabilità”, per prevenire interventi europei.

Da qui derivano:

  • interventi diretti (es. Panama 1903–1989),
  • operazioni coperte o indirette (es. Guatemala 1954, Cile 1973, Nicaragua anni ’80),
  • pressioni economiche, politiche e militari.

Significato politico

A seconda del punto di vista, la Dottrina Monroe è considerata:

  • dagli Stati Uniti: uno strumento di sicurezza regionale;
  • da molti paesi latinoamericani: la base ideologica dell’egemonia statunitense e di numerose interferenze nella loro sovranità.

Ancora oggi viene citata implicitamente o esplicitamente nel dibattito su America Latina, Caraibi e Venezuela, come cornice storica della proiezione di potere statunitense nell’emisfero occidentale.

LA SETTIMANA IN BORSA

L'anno è iniziato con il primo record per S&P e DJ che registrano un massimo storico, in particolare lo S&P è a un passo dal traguardo dei 7 mila punti e il caro vecchio Dow Jones è vicino ai 50 mila punti. Tutto questo nonostante Trump qualcuno potrebbe asserire, oppure altri, continuano a non credere a questo bull market e ci scommettono contro alimentando ulteriormente il rialzo quando delusi chiudono le operazioni ribassiste o incrementano facendo salire ancor di più gli indici sulla base del forte scetticismo contro il rialzo. Se non assecondi il mercato qualsiasi cosa tu faccia è sbagliata!

Specifica Europa

L'Europa sta prendendo coscienza di se, addirittura mi è sembrato di sentire un leader politico che invece di fare satira gratuita (abbiamo abbastanza comici di satira politica) ha dato ragione a Macron, leader di un paese odiato come la Francia. Se solo capissimo la forza del Vecchio Continente unito e compatto potremmo avere politici che prendono in giro Trump per la sua comunicazione e le sue smorfie perché quello che fa è estremamente serio.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo sui massimi storici:

  • DAX (Germania): +2,4%
  • CAC 40 (Francia): +2,04%
  • FTSE MIB (Italia): +0,76%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +1,74%
  • EURO STOXX 50: +2,50%
  • MSCI Europe: +2,24%
  • EURO STOXX 600: +2,27%

Specifica Usa

La Corte Suprema non si è pronunciata riguardo la legittimità dei dazi, speriamo che lo faccia presto o continueremo a stare con il fiato sospeso per tutte le aziende coinvolte. Intanto Trump interviene a gamba tesa sui mercati e questo lascia un pò interdetti gli operatori in quanto non è corretto manipolare il mercato in questa maniera senza alcun preavviso facendo scendere titoli e settori interi. Mi chiedo come la SEC non si sia ancora mossa riguardo a un possibile reato di manipolazione dei mercati.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in positivo:

  • S&P 500: +1,57%
  • Nasdaq: +1,88%
  • Russell 2000: +4,62%
  • MSCI World: +1,48%
  • MSCI Emerging Market: +1,60%
  • MSCI China: +0,25%

Dati macro: 

 L'economia americana ha creato 50'000 posti di lavoro in dicembre, sotto le attese degli analisti che scommettevano su 70'000. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,4% su attese di un 4,5%. Nessuna novità per le aspettative di un taglio dei tassi per il prossimo incontro della Fed che rimangono sostanzialmente prossime al nulla di fatto e due tagli previsti nelle riunioni successive ricordando che a primavera scade il mandato di Powell.

Analisi tecnica e valutazioni: 

Quando ci sono così tanti indici sui massimi storici e contestualmente si assiste ad una rotazione settoriale con la partecipazione anche dei titoli a bassa capitalizzazione che per tanto tempo sono rimasti attardati rispetto alle solite big cap che hanno caratterizzato l'attuale rialzo ... cosa si può dire se non che c'è forza, trend e partecipazione.

Conclusioni

Purtroppo gli affari geopolitici e i mercati finanziari sono due binari dello stesso treno che si danno fastidio solo e quando vengono intaccati gli utili delle aziende quotate e non gli animi delle persone coinvolte. Ogni volta dovresti chiederti se a 360° la tua vita (e non la tua etica) verrà intaccata dagli eventi geo politici e quante persone subiranno la tua stessa sorte, se poche rispetto ai mercati finanziari mondiali, cercati da solo una soluzione.

Prospettive per la prossima settimana

La prossima settimana saranno resi noti i dati sull'inflazione statunitense ed in particolare inizierà la stagione degli utili che chiude l'anno 2025. Chissà che non ci sia anche qualche notizie relativa alla Corte Suprema e dazi, in ogni caso, nella voce varie ed eventuali della programmazione della nostra agenda possiamo mettere: Trump.

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