Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 23 Maggio 2026

Michele Clementi Michele Clementi - 23/05/2026 07:52

Trump-Xi e Putin-Xi

Nel giro di pochi giorni, il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto a Pechino sia Donald Trump sia Vladimir Putin.

Le due visite hanno mostrato un elemento comune: la volontà della Cina di presentarsi come centro della diplomazia globale. Ma dietro la stessa scenografia — incontri solenni, banchetti ufficiali e colloqui riservati — emergevano obiettivi geopolitici profondamente diversi.

L’incontro Trump-Xi: competizione gestita

Il vertice tra Trump e Xi aveva soprattutto una funzione pragmatica: ridurre le tensioni economiche, evitare una nuova guerra commerciale e stabilizzare il rapporto tra le due maggiori economie mondiali.

L’incontro Putin-Xi: alleanza strategica

Completamente diverso il tono dell’incontro tra Putin e Xi.

Qui il focus non era gestire una competizione economica, ma rafforzare un’alleanza geopolitica già consolidata.

I due leader hanno:

  • firmato oltre 40 accordi;
  • riaffermato la cooperazione militare;
  • criticato apertamente l’egemonia americana;
  • sostenuto una visione “multipolare” del mondo.

Un messaggio rivolto all’Occidente

Nel vertice sino-russo il linguaggio diplomatico era molto più ideologico.

Xi e Putin hanno parlato di:

  • contrasto alle “pressioni occidentali”;
  • opposizione all’unilateralismo USA;
  • rafforzamento della cooperazione strategica.

Su dossier cruciali — come Ucraina e Taiwan — Mosca e Pechino hanno mostrato una convergenza molto più forte rispetto al rapporto con Washington.

La posizione della Cina

Xi ha usato i due summit anche per rafforzare l’immagine della Cina come:

  • arbitro diplomatico globale;
  • potenza capace di dialogare con tutti;
  • centro alternativo dell’equilibrio internazionale.

Ricevere Trump e Putin nella stessa settimana ha avuto un forte valore simbolico:
Pechino vuole mostrarsi come il luogo dove oggi passano i grandi equilibri mondiali.

Il limite dell’asse Cina-Russia

Nonostante la vicinanza politica, l’incontro Putin-Xi ha mostrato anche alcune crepe.

Il grande accordo sul gasdotto “Power of Siberia 2”, molto importante per Mosca, non è stato finalizzato.

Questo dimostra che:

  • la Russia dipende sempre più dalla Cina;
  • Pechino però continua a negoziare da posizione di forza;
  • l’alleanza non è priva di interessi divergenti.

In sintesi:

  • con Trump, Xi ha cercato di gestire una rivalità economica globale;
  • con Putin, ha consolidato una partnership strategica contro il predominio occidentale.

Accordo sui dazi tra UE e USA

Il punto centrale dell’intesa è il mantenimento di una tariffa massima del 15% su molte categorie di prodotti europei esportati negli Stati Uniti, evitando così l’ipotesi — ventilata nei mesi scorsi dall’amministrazione americana — di innalzare i dazi fino al 25% soprattutto sulle automobili europee.

In cambio, Bruxelles si è impegnata a ridurre o eliminare numerosi dazi su beni industriali statunitensi importati in Europa. L’intesa include anche un accesso più agevole per alcuni prodotti agricoli e ittici americani al mercato europeo.

Secondo quanto emerso dai negoziati, l’accordo resterà valido fino al 2029, ma con clausole di revisione già dal 2026 nel caso in cui Washington decidesse di mantenere tariffe superiori al 15% su derivati europei di acciaio e alluminio.

Cosa cambia per consumatori e imprese

Per le aziende europee il vantaggio principale sarà una maggiore prevedibilità commerciale. Evitare nuovi aumenti tariffari consente infatti di programmare investimenti, produzioni e forniture con minore incertezza in diversi settori, ma rimangono due nodi principali:

1 - Acciaio e industria pesante

Più delicata la situazione per acciaio, alluminio e meccanica industriale. Su questi comparti alcune tariffe resteranno attive e il confronto tra Bruxelles e Washington non può considerarsi definitivamente chiuso. Bisogna considerare che questo settore indirettamente pesa su tanti altri settori in cui queste materie prime sono fondamentali.

2 – Agroalimentare

L’Unione Europea potrebbe ridurre alcune barriere commerciali che oggi rendono più difficile vendere prodotti agricoli e della pesca statunitensi nei Paesi UE.

In pratica, “accesso più agevole” può tradursi in diversi interventi:

  • riduzione o eliminazione di alcuni dazi doganali;
  • quote di importazione più ampie;
  • procedure burocratiche più rapide;
  • regole sanitarie o certificazioni semplificate per determinate categorie di prodotti.

Questo non vuol dire che l’Europa accetterà automaticamente qualsiasi prodotto americano: restano valide le norme europee su sicurezza alimentare, tracciabilità, fitofarmaci e standard qualitativi.

I settori potenzialmente interessati potrebbero includere:

  • carne bovina;
  • prodotti ittici;
  • cereali;
  • mangimi;
  • alcuni trasformati alimentari.

Il tema è delicato perché molti produttori europei temono una maggiore concorrenza da parte di prodotti USA spesso realizzati con costi più bassi o regole produttive differenti. Al contrario, i sostenitori dell’accordo ritengono che un commercio più fluido possa ridurre tensioni commerciali e favorire prezzi più competitivi.

Nel caso italiano, le associazioni agricole e agroalimentari stanno osservando soprattutto:

  • l’impatto sulle produzioni DOP e IGP;
  • la tutela del Made in Italy;
  • il rischio di concorrenza sui prezzi in alcuni comparti agricoli e della pesca.

Curiosità:

Secondo le stime più autorevoli, il consumo elettrico legato all’AI crescerà enormemente nei prossimi anni, soprattutto a causa dei data center necessari per addestrare e far funzionare modelli come ChatGPT, Gemini, Claude e sistemi generativi avanzati.

L’agenzia più citata oggi è la International Energy Agency, che prevede:

  • circa 415 TWh consumati dai data center nel 2024;
  • circa 945 TWh entro il 2030;
  • oltre 1.200 TWh entro il 2035 nello scenario base.

Per capire la scala:

  • 945 TWh equivalgono più o meno all’intero consumo elettrico annuo del Giappone oggi.
  • Nel 2030 i data center potrebbero rappresentare quasi il 3% di tutta l’elettricità mondiale.

Perché l’AI consuma così tanto

L’AI moderna richiede enormi capacità di calcolo:

  • GPU molto potenti;
  • server ad alta densità;
  • raffreddamento continuo;
  • reti velocissime;
  • elaborazione 24/7.

Gli Stati Uniti saranno il principale consumatore

La crescita sarà concentrata soprattutto in:

  • Stati Uniti;
  • Cina;
  • Europa.

Negli USA i data center potrebbero arrivare a rappresentare quasi:

  • il 50% della crescita della domanda elettrica nazionale entro il 2030.

Da dove arriverà questa energia

La questione cruciale è: come alimentare questa crescita?

Le stime indicano un mix di:

  • rinnovabili;
  • gas naturale;
  • nucleare;
  • reti elettriche potenziate.

La IEA prevede che:

  • circa metà della nuova domanda sarà coperta dalle rinnovabili;
  • il gas resterà molto importante;
  • il nucleare tornerà centrale per i mega data center AI.

Per questo grandi aziende tech stanno investendo in:

  • mini-reattori nucleari (SMR);
  • accordi energetici diretti;
  • data center vicino a fonti rinnovabili.

Il dibattito: allarme o problema gestibile?

Ci sono due visioni opposte.

Chi è preoccupato dice che:

  • l’AI aumenterà le emissioni;
  • riporterà in vita centrali a carbone e gas;
  • metterà sotto stress le reti elettriche;
  • consumerà enormi quantità d’acqua per il raffreddamento.

Chi è più ottimista sostiene invece che:

  • l’AI migliorerà l’efficienza energetica globale;
  • aiuterà reti elettriche e industrie a consumare meno;
  • il suo peso totale resterà relativamente contenuto rispetto ai consumi mondiali.

LA SETTIMANA IN BORSA

Ottava settimana al rialzo per Wall Street, ma questa volta è l'Europa a prendere la leadership con rendimenti intorno al 3% con l'eccezione dell'Italia che nel rapporto primaverile della Commissione Europe è fanalino di coda per le prospettive di crescita e per il debito che in percentuale supererà secondo previsioni quello greco con un 139,2 a 134,4% l'anno prossimo. Speriamo si sbaglino, ma sui governativi europei pesa la spesa per la difesa e su quello americano il costo delle guerre.

Specifica Europa

L'eurostoxx 50 torna sopra i 6 mila punti, manca poco per rivedere i massimi toccati prima dell'inizio della guerra in Iran, mentre l'Italia rimane sotto i 50 mila punti, record dal 2000 senza ovviamente considerare i dividendi. La rinnovata forza segue il ritorno del crude oil in area 100 dollari al barile e i tentativi di trovare una tregua in Iran.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo, peggior listino è l'Italia:

  • DAX (Germania): +3,92%
  • CAC 40 (Francia):  +2,05%
  • FTSE MIB (Italia):  +0,8'%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +2,66%
  • EURO STOXX 50: +3,35%
  • MSCI Europe: +3,10%
  • EURO STOXX 600: +3,00%

Specifica Usa

Nvidia ha riportato ricavi del primo trimestre pari a 81,62 miliardi di dollari, superando la stima media degli analisti di 78,86 miliardi. I ricavi del segmento data center si sono attestati a 75,2 miliardi di dollari, contro i 72,8 miliardi attesi, mentre l’utile per azione rettificato di 1,87 dollari ha superato le stime di 1,76 dollari. Sicuramente dati buoni, ma gli analisti vedono nella concorrenza futura da parte dei competitor una lenta erosione della sua leadership.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in rialzo mentre salgono gli emergenti:

  • S&P 500: +0,88%
  • Nasdaq: +0,45%
  • Russell 2000: +2,72%
  • MSCI World: +1,25%
  • MSCI Emerging Market: +1,07%
  • MSCI China: -2,40%

Dati macro: 

La penultima settimana del mese è sempre grama di appuntamenti macro importanti negli Stati Uniti, mentre in Europa la Commissione Europea ha comunicato un report piuttosto allarmistico sul prossimo futuro a causa dello shock energetico che genera una elevata incertezza sulla crescita, tagliata al ribasso allo 0,9% da +1,2% e sull'inflazione in aumento al 3% da un dato più consono ad una politica monetaria espansiva del 2,3%. Ora l'ardua decisione sia in Europa che negli Stati Uniti: spingere la crescita o controllare l'inflazione? Probabilmente negli Stati Uniti si prediligerà la crescita anche per togliere pressione al debito, mentre l'Europa demonizzerà l'inflazione..

Analisi tecnica e valutazioni: 

Sicuramente nel breve termine siamo in una fase di iper comprato trainato da pochi titoli e questo potrebbe essere un fattore di disturbo per le prossime settimana, ma il recupero delle small cap potrebbe innescare una rotazione settoriale ed al tempo stesso disinnescare questa situazione di anomalia per gli indici azionari in cui ci sono titoli che sono saliti molto mentre tanti si trovano sui minimi dell'anno, una discrepanza che ha fatto scattare dei segnali di vendita.

Conclusioni

Doveva essere la settimana delle prese di beneficio in America dopo sette settimane di rialzo ed invece si è consumato il delitto perfetto e se non conosciamo l'assassino sappiamo con certezza che a morire sono i ribassisti. Prima o poi avremo le prese di beneficio, nel mentre scenderemo da più in alto.

Prospettive per la prossima settimana

La prossima settimana sarà l'ultima di maggio e si chiude il semestre d'oro delle borse e bisogna ammettere che tra le tante preoccupazioni che ci hanno distratto mai come in questo semestre possiamo dire che i mercati si arrampicano su di un muro di paura. Speriamo che ora non si concretizzi il sell in may and go away che poco ha funzionato negli ultimi dieci anni. Nel mentre il vecchio Dow Jones è salito ad un nuovo record storico sopra i 50 mila punti.

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