10 settembre 2026
Stellantis arriva a settembre con una situazione interessante: i fondamentali stanno mostrando segnali di recupero, ma il mercato continua a mantenere un atteggiamento prudente. Dopo una fase molto difficile, caratterizzata da margini compressi, eccesso di scorte e debolezza soprattutto in Europa e Nord America, il secondo trimestre ha mostrato un cambio di passo. I ricavi sono saliti del 13% a 43,5 miliardi di euro, con il Nord America a +32%; l'utile netto è tornato positivo e il flusso di cassa industriale ha raggiunto 1 miliardo nel trimestre. Rimangono però elementi di fragilità: il margine operativo rettificato è ancora contenuto, l'Europa resta problematica e il gruppo deve affrontare pressione competitiva, dazi e una profonda revisione della propria strategia. Anche le trattative per una possibile partnership industriale su Maserati mostrano quanto il nuovo management guidato da Antonio Filosa stia cercando strade diverse per rilanciare alcuni degli asset più deboli.
Il grafico daily spiega bene perché la Borsa non abbia ancora premiato il miglioramento dei conti. Da aprile Stellantis rimane all'interno di un canale di regressione discendente e, dal massimo intorno a 7,5 euro, ha continuato a costruire massimi progressivamente inferiori. Il prezzo attuale, 4,5855 euro, è ancora nella metà inferiore del canale e sotto la regressione centrale: tecnicamente il trend principale rimane quindi ribassista. Da metà agosto, però, qualcosa sta cambiando. La discesa ha perso velocità e il titolo sta costruendo una base tra circa 4,4 e 4,9 euro. Non è ancora un'inversione, ma è il primo tentativo concreto di stabilizzazione.
Area 5 euro diventa quindi il primo livello da recuperare; sopra, la fascia 5,2-5,4 rappresenterebbe il vero spartiacque per iniziare a parlare di miglioramento strutturale. Al contrario, la perdita di 4,4 riporterebbe il titolo nella direzione del trend dominante. Interessante anche la volatilità: l'IV Rank è sceso intorno a 12,4 dopo i picchi delle precedenti fasi di tensione. Prezzo laterale e volatilità implicita in forte compressione suggeriscono che il mercato, almeno per ora, non sta prezzando un nuovo shock immediato.
La fotografia è quindi abbastanza chiara: Stellantis sta migliorando prima nei conti che sul grafico. I fondamentali iniziano a dare qualche segnale positivo, ma per il mercato la prova decisiva rimane il recupero di area 5-5,4. Gli Open Interest ci permetteranno ora di capire se sotto i prezzi attuali esistono put nette realmente capaci di sostenere questa base e dove si trova il passaggio tra gamma negatività e gamma positività.
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Flussi monetari, livelli di gamma e skew di volatilità
Gli Open Interest cumulati fino a dicembre mostrano una struttura ancora fragile: circa 265000 put contro 182000 call. La forte discesa ha portato Itm gran parte delle put, aumentando la necessità di coperture attraverso vendite di sottostante. Non sorprende quindi che gamma e delta sintetici siano entrambi in netta negatività: una configurazione che può continuare ad alimentare pressione nelle fasi di debolezza.
Interessante soprattutto la volatilità. Le put ormai Itm mostrano un forte ispessimento rispetto alle call, segnale di una struttura ancora decisamente difensiva. Al contrario, sulle put Otm più basse non assistiamo alla classica esplosione di volatilità che normalmente accompagna una discesa così importante. È quasi come se il mercato si fosse “assuefatto” alla debolezza di Stellantis: poca paura di un nuovo crollo immediato, ma nessuna vera convinzione rialzista.
La sintesi è quindi semplice: il prezzo tenta di costruire una base, ma le opzioni non confermano ancora l’inversione. Gamma negatività, delta negativo e put Itm molto più care suggeriscono prudenza. Operativamente eviterei di anticipare il recupero con call nude; più coerenti call spread a debito solo sopra 5 euro oppure put spread a debito in caso di nuova accelerazione ribassista.
![Stellantis: i conti migliorano, ma il mercato non si fida ancora 2]()
Sintesi operativa
Su Stellantis eviterei di “indovinare il minimo”. La struttura resta fragile: prezzo ancora dentro il canale ribassista, gamma e delta in negatività e molte put già Itm. Quindi, finché non cambia qualcosa, la priorità è proteggersi dal rischio di nuove accelerazioni.
Operativamente la imposterei così: sotto 5 euro resterei prudente e userei solo strategie a rischio definito. Se si vuole lavorare al ribasso, preferirei un put spread a debito piuttosto che acquistare put nude, perché la volatilità sul lato put è già cara. Se invece il titolo recuperasse 5-5,4 con una struttura delle opzioni meno negativa, allora avrebbe più senso valutare un call spread a debito per accompagnare un possibile rimbalzo senza esporsi troppo.
Per un investitore di medio periodo non entrerei pesantemente adesso: meglio aspettare o una vera conferma sopra 5-5,4, oppure costruire eventualmente una posizione molto graduale, sapendo che sotto 4,4 il quadro tornerebbe a deteriorarsi rapidamente.
Bruno Nappini by Sunnymoney