ETF: non sono più solo passivi. La nuova sfida arriva dagli ETF attivi
Gli ETF attivi stanno infatti conquistando rapidamente spazio, prima negli Stati Uniti e ora anche in Europa. E i numeri del 2026 mostrano che non si tratta più di una nicchia.
In Europa è già record
Nei primi otto mesi del 2026 gli ETF attivi europei hanno raccolto 33,9 miliardi di dollari, superando già il precedente record annuale di 33,4 miliardi registrato nel 2025. La crescita è particolarmente significativa se confrontata con lo stesso periodo dell'anno precedente: la raccolta è quasi dell'80% superiore e il fenomeno è accompagnato da un aumento dell'offerta. Nel 2025 Morningstar ha censito 139 nuovi ETF attivi in Europa, contro i 50 del 2024.
Ma cosa significa esattamente "ETF attivo"?
Un ETF è semplicemente una struttura: un fondo che viene negoziato in Borsa. Non significa necessariamente che debba replicare passivamente un indice.
In un ETF attivo è invece un gestore a decidere quali titoli acquistare e vendere, proprio come avviene in un fondo comune tradizionale. La differenza è che il prodotto viene inserito nel contenitore ETF, con negoziazione in Borsa e, normalmente, maggiore trasparenza e costi di distribuzione più contenuti.
Ma è negli Stati Uniti che si vede la vera dimensione del fenomeno
A fine agosto 2026 gli ETF quotati negli Stati Uniti avevano raggiunto 16.360 miliardi di dollari di patrimonio, con una raccolta da inizio anno di ben 1.410 miliardi di dollari. All'interno di questo enorme mercato, gli ETF attivi hanno raccolto 63,2 miliardi di dollari nel solo mese di agosto, portando la raccolta da inizio anno a 530 miliardi di dollari, contro i 306 miliardi dello stesso periodo del 2025. Secondo J.P. Morgan Asset Management, nel 2026 circa il 36% della raccolta complessiva degli ETF americani è confluito in strategie attive.
Ma attenzione: "attivo" non significa necessariamente "migliore"
Alcuni ETF attivi possono avere una gestione molto vicina al proprio benchmark, cercando soltanto di ottenere un piccolo extra-rendimento. In questo caso bisogna chiedersi se il maggiore costo rispetto a un ETF indicizzato sia realmente giustificato.
In Europa, per esempio, alcuni recenti ETF azionari attivi hanno costi intorno allo 0,25%-0,35% annuo, mentre un ETF azionario globale puramente passivo può costare anche solo lo 0,10%-0,20%.
La domanda dovrebbe essere:
"Quanto sto pagando per la gestione attiva e quanto valore aggiunto può realisticamente generare?"
Una rivoluzione che parte dagli Stati Uniti
I numeri mostrano comunque una tendenza molto chiara.
Gli ETF attivi rappresentano già circa il 12,5% del patrimonio complessivo degli ETF negli Stati Uniti, mentre in Europa siamo ancora intorno al 3,4%.
La distanza tra Europa e Stati Uniti suggerisce che il mercato europeo potrebbe trovarsi ancora nelle prime fasi di questo processo.
E questo potrebbe modificare ulteriormente il panorama del risparmio gestito: non più soltanto la contrapposizione tra fondi attivi costosi e ETF passivi economici, ma una terza categoria sempre più importante, quella degli ETF a gestione attiva di cui Morning Star distingue addirittura due tipologie: le strategie discrezionali, in cui il gestore prende decisioni basandosi sul proprio giudizio, e le strategie sistematiche, che applicano regole quantitative.
Per l'investitore, però, la regola rimane la stessa: non basta guardare l'etichetta "ETF". Bisogna capire cosa c'è dentro, come viene gestito, quanto costa e soprattutto quanto si discosta realmente dal mercato che dichiara di voler battere e soprattutto se ci sarà ancora tra un anno o sarà inglobato in un altro ETF come accade spesso per i fondi. Insomma, una storia che si ripete e che non può reggersi su costi troppo bassi degli etf passivi e via con le argomentazioni di quanto siano meglio gli attivi dei passivi.
Fed, dati economici e Midterm
La settimana si chiude con un curioso paradosso per i mercati americani: meno posti di lavoro significa Borse più forti.
I dati pubblicati oggi mostrano che a settembre l'economia statunitense ha creato appena 29.000 posti di lavoro, contro i circa 90.000 attesi dagli economisti. Il tasso di disoccupazione è salito dal 4,1% al 4,2% e anche i dati dei due mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso.
Il problema è che i dati raccontano due storie diverse ed è qui che la situazione diventa interessante.
Solo tre giorni prima un altro dato aveva complicato il quadro della Fed. L'inflazione PCE core, la misura particolarmente osservata dalla banca centrale americana, è risultata al 3% su base annua, sotto le attese del 3,3%.
Ma il dato è stato influenzato da importanti revisioni metodologiche effettuate dal Bureau of Economic Analysis. Secondo MarketScreener, una parte significativa della sorpresa al ribasso deriva proprio dalle modifiche metodologiche e non necessariamente da una vera e propria accelerazione del processo di disinflazione.
Mentre Il Pil è stato rivisto al rialzo al 2,2%, quindi una economia forte e resiliente al caro petrolio.
In altre parole, la Fed si trova davanti a un quadro tutt'altro che semplice: l'economia continua a crescere, l'inflazione è ancora troppo alta, ma il mercato del lavoro sta mostrando segnali di raffreddamento.
Il calendario rende la situazione ancora più interessante.
La prossima riunione del FOMC è fissata per il 27-28 ottobre, mentre le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si terranno il 3 novembre.
La decisione della Fed arriverà quindi appena sei giorni prima delle elezioni.
Formalmente il collegamento è soltanto temporale. La Federal Reserve non ha il compito di tenere conto delle elezioni, ma di perseguire il proprio duplice mandato: massima occupazione e stabilità dei prezzi.
E proprio per questo la riunione di ottobre potrebbe diventare un interessante banco di prova per l'indipendenza della banca centrale.
Nel corso del 2026 il rapporto tra la Casa Bianca e la Federal Reserve è stato particolarmente teso, soprattutto sul livello dei tassi di interesse e sull'indipendenza della banca centrale. Le pressioni politiche sul precedente presidente Jerome Powell e le vicende legate alla Fed hanno alimentato il dibattito sul rapporto tra politica monetaria e politica.
Il presidente Donald Trump ha più volte sostenuto la necessità di tassi molto più bassi. Ma la Fed deve prendere le proprie decisioni sulla base dell'economia e delle prospettive di inflazione e occupazione.
Lo ha ribadito recentemente anche il vicepresidente della Fed Philip Jefferson: le future decisioni dovranno essere determinate dall'andamento dei dati, dalle prospettive economiche e dall'equilibrio dei rischi.
Ed è proprio qui che il calendario elettorale rende tutto più delicato.
La curiosità per gli investitori
C'è infine una curiosa inversione di prospettiva.
Normalmente gli investitori sperano che l'economia cresca e che l'occupazione aumenti. Oggi, invece, un dato del lavoro negativo può diventare una buona notizia per Wall Street, perché aumenta la possibilità di una Fed meno aggressiva.
Ma questo meccanismo funziona soltanto fino a un certo punto.
Se il rallentamento dell'occupazione dovesse trasformarsi in una vera frenata dell'economia, allora le "cattive notizie" tornerebbero semplicemente ad essere cattive notizie.
E nei prossimi trenta giorni gli investitori dovranno capire proprio questo: il mercato del lavoro americano si sta semplicemente raffreddando oppure sta iniziando a deteriorarsi?
La risposta arriverà prima del voto di novembre. E, nel frattempo, anche la Federal Reserve sarà chiamata a prendere una decisione particolarmente osservata.
Curiosità:
Lo sapevi che esistono ETF che non ti dicono esattamente cosa possiedono?
Quando pensiamo a un ETF, una delle caratteristiche che ci viene subito in mente è la trasparenza: normalmente ogni giorno possiamo sapere quali titoli sono presenti nel portafoglio e in quale quantità.
Ma esiste un'eccezione curiosa.
Negli Stati Uniti sono nati gli ETF attivi semi-trasparenti, nei quali il gestore non rivela quotidianamente l'intero portafoglio. Al suo posto può pubblicare una Tracking Basket, cioè un paniere di titoli pensato per rappresentare il comportamento del fondo, ma che non coincide necessariamente con le sue effettive posizioni.
E non si tratta di una semplice particolarità del mercato: la SEC, la Securities and Exchange Commission, cioè l'autorità che vigila sui mercati finanziari statunitensi, ha previsto un quadro regolamentare – Investment Company Act Release No. 33646, “Exchange-Traded Funds”, 25 settembre 2019. che consente anche queste strutture di ETF.
“Nel 2019 la SEC autorizzò, attraverso uno specifico exemptive order, Precidian ETFs Trust a sperimentare una struttura di ETF attivo senza la tradizionale trasparenza quotidiana del portafoglio.” La particolarità del modello Precidian è che il fondo non comunica al mercato l'identità e la quantità dei titoli effettivamente detenuti. Al loro posto utilizza un meccanismo pensato per consentire la formazione del prezzo e la negoziazione dell'ETF senza rivelare integralmente le posizioni del gestore.
Perché farlo?
La risposta è semplice: un gestore attivo non vuole necessariamente far sapere ogni giorno al mercato quali titoli sta comprando o vendendo. Se rendesse immediatamente pubbliche tutte le sue operazioni, altri operatori potrebbero copiarle o anticiparle.
Nasce così un curioso compromesso:
la struttura dell'ETF, con la possibilità di essere comprato e venduto in Borsa durante la giornata, ma una trasparenza inferiore rispetto al tradizionale ETF passivo.
Naturalmente c'è anche l'altra faccia della medaglia: avere meno informazioni sul portafoglio può rendere più difficile valutare il valore dello strumento e può contribuire a spread più elevati o a maggiori differenze tra prezzo di Borsa e valore del patrimonio.
È un altro segnale di come il confine tra ETF e fondo tradizionale, e tra gestione passiva e gestione attiva, stia diventando sempre più sottile.
LA SETTIMANA IN BORSA
Settembre poteva essere peggio, forse l'unico asset che ha rispettato le aspettative è stato quello obbligazionario con i Treasury a 10 anni in rialzo dell'11,2% e l'Oat francese a 10 anni in rialzo del 16,5%, mentre l'oro è sceso del 6,7% e i mercati azionari sono rimasti praticamente al palo con l'eccezione dell'Area Euro in ribasso del 3%, medesima performance del Nasdaq ma al contrario +3%. I migliori asset sono stati il petrolio +7,9% e Bitcoin +6,4%.
Specifica Europa
Se il settore manufatturiero in Europa si dimostra resiliente al caro petrolio, l'inflazione non lo è: Spagna 5%, in Italia l'inflazione alla produzione sale al 10,9% e in Francia al 4,8% mentre quella ai consumatori al 3%, in Germania al 3,3%, mentre in Italia è al 4,1%. Dati che potrebbero richiedere un ulteriore rialzo dei tassi di interesse considerato che l'inflazione alla produzione è probabile che venga scaricata sui consumatori. L'area Euro sale oltre le attese al 3,8 dal 3,2, senza energia e alimentari è al 2,2%. Esplode la contestazione studentesca in Francia contro la manovra finanziaria proposta fatta di lacrime e sangue. Saranno tempi duri.
Performance settimanali degli indici europei
I principali listini europei hanno chiuso in ribasso, peggior listino è l'Italia, ma ci sono stati gli stacchi dei dividendi:
- DAX (Germania): -0,70%
- CAC 40 (Francia): -2,24%
- FTSE MIB (Italia): -2,67%
- FTSE 100 (Regno Unito): -2,18%
- EURO STOXX 50: -1,06%
- MSCI Europe: -1,58%
- EURO STOXX 600: -1,14%
Specifica Usa
Nella giornata di martedì John Williams - il presidente della Fed di New York - ha affermato che non c'era "alcuna urgenza" di aumentare i tassi e considerato che la prossima riunione della Fed si terrà pochi giorni prima delle elezioni di Mid Term potrebbe considerarsi un nulla di fatto come politicamente corretto, ma è una mia considerazione. I dati suggeriscono il contrario.
Performance settimanale degli indici Usa e mondo
I listini americani chiudono invariati, bene i tecnologici, male la Cina:
- S&P 500: -0,27%
- Nasdaq: +0,45%
- Russell 2000: -0,16%
- MSCI World: -0,64%
- MSCI Emerging Market: -1,35%
- MSCI China: -1,96%
Dati macro:
Come già scritto nell'articolo l'economia americana tiene, la disoccupazione anche e l'inflazione non decolla grazie alla manipolazione del dato, ma alzare i tassi di interesse è un rischio finanziario, forse sarebbe meglio abbassare il prezzo del petrolio o forse l'inflazione è un metodo per abbassare il debito reale nel tempo, considerato che maggiore è l'inflazione è minore sarà lo sforzo finanziario per restituirlo nel tempo. Se oggi devo restituire 10 tra dieci anni, 10 tra dieci anni in termini reali saranno meno se l'inflazione è alta. Concetto che sfugge agli investitori in obbligazioni per cui non è vero che riceveranno il valore nominale del prestito in termini reali se non reinvestono le cedole.
Analisi tecnica e valutazioni:
L'area Euro ha rimbalzato venerdì sui supporti del canale che ha contraddistinto la fase laterale iniziata questa estate ed è sicuramente un bel segnale, ma c'è bisogno di altro perché su questi livelli e considerata la situazione generale di cornice, gli indici potrebbero indebolirsi. Gli indici americani sono ancora in prossimità dei massimi, in particolare il Nasdaq che sembrava quello più debole fino qualche settimana fa, ha fatto venerdì nuovi massimi storici ed è strano, perché in genere sono proprio i titoli tecnologici che risentono maggiormente dei rialzi dei tassi di interesse come è infatti successo alle small cap del Russel 2000, che ricalca la situazione degli indici europei.
Conclusioni
Sempre difficile trarre conclusioni in un mercato così pazzo e controverso, nulla sta andando come viene insegnato a scuola. L'unica certezza è che un petrolio intorno ai 90 dollari ridarebbe slancio ai mercati finanziari, ma perché questo avvenga bisognerebbe che Stati Uniti ed Iran trovino una soluzione, ma per ora soltanto proclami, mi sembra che siano ormai oltre a 30 le volte in cui Trump ha detto di aver trovato la soluzione.
Prospettive per la prossima settimana
La prossima settimana ci sono in agenda pochi appuntamenti importanti, tra questi, saranno rese note le Minute della Fed relative all'ultimo appuntamento del Fomc quando sono stati alzati i tassi di interesse dello 0,25% e quindi sarà interessante sapere come si è svolta la riunione anche perché gli interventi successivi dei vari membri delle Fed periferiche sono stati piuttosto contrastanti considerato che a più voci è stato detto che il rialzo non sarebbe stato poi così necessario.