Wall Street in rosso a settembre: Treasury e tensioni geopolitiche frenano gli indici

Sante Pellegrino Sante Pellegrino - 01/09/2026 17:11

La prima seduta di settembre si è aperta all’insegna della prudenza a Wall Street. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, il rialzo del petrolio e la corsa dei rendimenti dei Treasury hanno spinto gli investitori a ridurre l’esposizione al rischio, penalizzando soprattutto il comparto tecnologico e i titoli con valutazioni più sensibili all’andamento dei tassi.

I futures su Dow Jones e S&P 500 hanno segnalato perdite intorno allo 0,5%, mentre quelli sul Nasdaq-100 hanno registrato una flessione vicina all’1%. La maggiore debolezza del listino tecnologico riflette la sua elevata sensibilità al costo del denaro: quando i rendimenti obbligazionari aumentano, il valore attuale degli utili futuri tende a ridursi e le valutazioni dei titoli growth diventano più vulnerabili.

Petrolio in recupero, ma il trend resta da confermare

Il petrolio WTI, rappresentato dallo strumento SPOTCRUDE di Pepperstone, tratta a 88,332 dollari, in rialzo dell’1,69%, dopo un’apertura a 86,754 e un minimo intraday a 86,655 dollari. Il recupero dai minimi ha riportato le quotazioni sopra quota 88 dollari, confermando un’impostazione positiva nel breve periodo.

Il rialzo deve però essere interpretato con cautela. I volumi, pari a 82,09K, risultano inferiori alla media di 148,86K e non evidenziano una piena espansione dei flussi in acquisto. Il movimento appare quindi più vicino a un rimbalzo tecnico dai supporti che a una nuova accelerazione rialzista strutturale.

La fascia operativa di riferimento per il WTI è compresa tra il SuperTrend rialzista a 79,087 dollari e il SuperTrend ribassista a 90,409 dollari. Il prezzo si mantiene sopra la SMA più reattiva a 81,256 dollari, ma la struttura di fondo non può ancora essere considerata completamente invertita finché le quotazioni resteranno sotto la resistenza dinamica di 90,409 dollari.

Il primo ostacolo è rappresentato da 88,634 dollari, massimo della seduta. Una rottura confermata dell’area compresa tra 88,6 e 90,4 dollari migliorerebbe il quadro tecnico e potrebbe aprire la strada a un’estensione del recupero. Un ritorno sotto 86,655 dollari, seguito dal cedimento della SMA a 86,160, segnalerebbe invece un indebolimento del momentum, con possibile ritorno verso la media mobile a 81,256 dollari.

L’RSI giornaliero, pari a 59,50, si trova in area neutrale-positiva e resta distante dalla soglia di ipercomprato fissata a 70. L’indicatore lascia spazio a una prosecuzione del rimbalzo, senza evidenziare condizioni di eccesso rialzista. La lettura complessiva resta costruttiva nel breve termine, ma non ancora sufficiente per parlare di un’inversione strutturale.

Wall Street sotto pressione

All’apertura, la debolezza ha interessato i principali indici azionari statunitensi. Il Dow Jones Industrial Average, più esposto ai titoli value e ai comparti ciclici, ha guidato le vendite nella precedente chiusura mensile, con un calo superiore allo 0,6%. Lo S&P 500 ha concluso la sessione precedente in ribasso dello 0,33% a 7.686 punti, mentre il Nasdaq Composite ha limitato la perdita allo 0,11%, chiudendo a 26.370 punti.

La tenuta relativa del Nasdaq Composite non elimina tuttavia i segnali di selettività presenti all’interno del comparto tecnologico. In agosto, l’ETF iShares Expanded Tech-Software ha guadagnato oltre il 16%, mentre l’ETF sui semiconduttori SOXX ha chiuso il mese con un rialzo di appena l’1%, dopo aver ceduto gran parte dei guadagni accumulati a metà mese.

La divergenza tra software e semiconduttori indica che il mercato sta privilegiando le società caratterizzate da maggiore redditività, flussi di cassa più prevedibili e minore dipendenza dai cicli di investimento in infrastrutture e capitale tecnologico. Al contrario, i segmenti più esposti alle aspettative sugli utili futuri restano vulnerabili all’aumento dei rendimenti.

Nasdaq 100, pullback sulla resistenza

Il Nasdaq 100, rappresentato dallo strumento NAS100 di Pepperstone, tratta a 29.147,1 punti, in calo dell’1,08%, dopo aver aperto a 29.464,6 e raggiunto un massimo di 29.522,5 punti. Le vendite si sono concentrate nella parte finale della seduta, riportando l’indice vicino al minimo giornaliero di 29.136,1 punti e sotto la soglia psicologica di 29.200.

Anche in questo caso, i volumi non confermano una pressione di vendita particolarmente intensa: gli scambi sono pari a 248,98K, contro una media di 479,34K. La flessione può quindi essere interpretata come un pullback tecnico dopo il tentativo di allungo iniziale, più che come un’immediata inversione della struttura rialzista.

Il Nasdaq 100 mantiene infatti le quotazioni sopra le medie mobili a 28.925,3 e 28.424,2 punti e sopra il SuperTrend dinamico a 28.554,5. La fascia tecnica di riferimento è compresa tra 28.554,5 e 29.522,5 punti. Finché l’indice resterà all’interno di questo intervallo, il mercato dovrà stabilire se la correzione rappresenti una fisiologica presa di profitto o l’inizio di una fase correttiva più ampia.

L’area 29.465-29.525 punti costituisce la prima resistenza da monitorare. Un recupero in chiusura di questa fascia permetterebbe di riassorbire il segnale di debolezza e riporterebbe l’indice in una configurazione più costruttiva, con la possibilità di aggiornare i massimi recenti.

Sul fronte opposto, la perdita del minimo di giornata a 29.136,1 punti aumenterebbe il rischio di una discesa verso la SMA a 28.925,3, primo supporto dinamico di breve periodo. Un cedimento di questo livello potrebbe estendere il pullback verso il SuperTrend a 28.554,5, principale spartiacque tecnico tra la prosecuzione del trend rialzista e un deterioramento più significativo.

L’RSI giornaliero è sceso a 47,14, in area neutrale e sotto la soglia di 50. L’indicatore non segnala né ipercomprato né ipervenduto e appare coerente con una fase di raffreddamento del momentum. Al momento, il ribasso sembra quindi rappresentare una pausa del trend più che un segnale definitivo di inversione.

Treasury e quadro macroeconomico

Il rialzo dei rendimenti obbligazionari si inserisce in una fase di forte tensione sul mercato globale del debito sovrano. Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto un’area compresa tra il 4,75% e il 4,78%, il livello più elevato da gennaio 2025, mentre il trentennale ha sfiorato il 5,34% prima di un parziale ritracciamento.

Anche i mercati obbligazionari internazionali hanno mostrato segnali di pressione. Il rendimento del JGB decennale giapponese è salito al 3%, massimo dal 1996, mentre i rendimenti dei Bund tedeschi e dei titoli francesi hanno raggiunto livelli pluriennali. Negli Stati Uniti, il Tesoro ha inoltre aumentato le operazioni di riacquisto sui titoli a lunga scadenza per sostenere la liquidità del mercato.

Le cause del movimento sono molteplici: i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici, l’elevata offerta di debito sovrano e l’incertezza geopolitica stanno spingendo gli investitori a richiedere un premio per il rischio più elevato. Il rialzo dei rendimenti rende inoltre meno attraenti le valutazioni azionarie, in particolare quelle dei titoli growth, i cui profitti sono maggiormente proiettati nel futuro.

A complicare il quadro contribuisce il prezzo del petrolio Brent, salito oltre i 90 dollari al barile dopo l’escalation tra Stati Uniti e Iran. Il rincaro dell’energia alimenta le preoccupazioni sull’inflazione e potrebbe rafforzare le attese di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.

Titoli e settori sotto osservazione

Tra i titoli più seguiti figurano Dell Technologies e Palo Alto Networks, chiamate a fornire indicazioni sulla solidità della spesa corporate in tecnologia, sicurezza informatica e servizi cloud. I risultati e le prospettive aziendali saranno particolarmente importanti in una fase in cui il mercato sta distinguendo con maggiore attenzione tra crescita sostenibile e valutazioni eccessivamente dipendenti dalle aspettative.

Il comparto energetico beneficia del rialzo del petrolio, mentre i titoli difensivi e le utility mostrano una maggiore resilienza grazie alla stabilità dei loro flussi di cassa. Questi settori possono però risentire anch’essi dell’aumento dei rendimenti, poiché gli investitori confrontano il loro rendimento con quello offerto dai titoli di Stato.

Nel settore automobilistico, le tensioni commerciali hanno penalizzato soprattutto Toyota e Honda. Le minacce di nuovi dazi sui veicoli prodotti in Canada aumentano infatti l’incertezza per i costruttori maggiormente esposti alla produzione canadese e al mercato statunitense.

Le prospettive per settembre

Settembre è storicamente un mese difficile per il mercato azionario statunitense. Lo S&P 500 registra in media una variazione negativa dello 0,6% e chiude in rialzo soltanto nel 45% dei casi. Il dato stagionale non rappresenta una previsione, ma evidenzia il rischio di una maggiore volatilità dopo il buon andamento di agosto.

Il mercato dovrà ora confrontarsi con diversi catalizzatori: l’evoluzione delle tensioni in Medio Oriente, i dati sul lavoro, le indicazioni della Federal Reserve, l’andamento dei rendimenti Treasury e i risultati delle società tecnologiche. In particolare, i dati JOLTS e i Non-Farm Payrolls potrebbero modificare le aspettative sui tassi e influenzare direttamente sia il dollaro sia le valutazioni azionarie.

Nel complesso, la prima seduta di settembre evidenzia un mercato più selettivo e sensibile ai fattori macroeconomici. Il petrolio sta tentando un recupero dai supporti, il Nasdaq 100 sta effettuando un pullback senza aver ancora compromesso il trend rialzista e i Treasury continuano a rappresentare il principale elemento di pressione sulle azioni.

La situazione tecnica resta quindi costruttiva, ma fragile: per il WTI sarà decisivo il superamento di 90,409 dollari, mentre per il Nasdaq 100 il mantenimento sopra 28.925,3 e soprattutto sopra 28.554,5 punti sarà fondamentale per evitare un deterioramento più ampio. Fino a quando questi livelli resteranno inviolati, la debolezza potrà essere interpretata come una fase di consolidamento; una loro rottura confermata aumenterebbe invece il rischio di una correzione più profonda.

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