Caro carburanti, nuovo taglio delle accise al 1° maggio: di quanto scende il prezzo della benzina?

Benna Cicala Benna Cicala - 03/04/2026 09:49

Il caro carburanti torna a pesare sui bilanci di famiglie e imprese in una fase segnata da forti tensioni internazionali e da un mercato energetico instabile. Le quotazioni di petrolio e gas restano elevate, mentre gli effetti del conflitto nel Golfo continuano a riflettersi sui prezzi alla pompa e sull’intero sistema economico. 

Di conseguenza, il costo carburante incide sempre di più su trasporti, spesa quotidiana e attività produttive. In questo contesto, il Governo sta lavorando a una proroga dello sconto (taglio delle accise) fino al 1° maggio. Una misura che offre un sollievo immediato, mentre si avvicina la definizione del nuovo quadro macroeconomico con il Documento di finanza pubblica. 

Vediamo cosa cambia per il prezzo di benzina e diesel e quali effetti si profilano sui conti pubblici.

Accise carburanti, nuovo taglio: ecco quanto scende il prezzo di benzina e diesel

L' intervento contro il caro carburanti dovrebbe portare ad un nuovo sconto di circa 25 centesimi al litro su benzina e diesel fino al 1° maggio 2026. Lo sconto viene applicato direttamente al prezzo finale, quindi è immediatamente visibile per chi fa rifornimento.

Nella pratica, il prezzo della benzina oggi può restare tra 1,80 e 1,90 euro al litro nelle aree meno esposte ai costi logistici, mentre il diesel si mantiene su valori leggermente inferiori. Si tratta però di un equilibrio fragile, perché dipende dalle quotazioni internazionali del petrolio che continuano a muoversi in un contesto di forte incertezza.

Le tensioni nello stretto di Hormuz rappresentano il principale elemento di rischio. Se la crisi dovesse prolungarsi, il mercato potrebbe registrare nuovi aumenti. Gli operatori parlano già della possibilità di ulteriori rincari carburanti, con effetti immediati sui prezzi alla pompa.

Per questo motivo, il Ministero dei Trasporti sta valutando un confronto con le compagnie petrolifere, così da monitorare i listini e garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.

Decreto carburanti, le coperture: come viene finanziato lo sconto sulle accise

Il taglio delle accise carburanti, che dovrebbe essere prorogato fino al 1° maggio, comporta un costo stimato di circa 500 milioni di euro. Il Governo ha scelto di finanziare l’intervento senza ricorrere a nuovo deficit, utilizzando risorse già disponibili.

Nel dettaglio, circa 200 milioni arrivano dall’extragettito IVA, cioè dalle maggiori entrate generate dall’aumento dei prezzi energetici. Altri 300 milioni provengono invece dalle aste delle quote di emissione di CO2, una voce che negli ultimi mesi ha garantito entrate aggiuntive.

Una soluzione che consente di intervenire rapidamente sul caro carburanti senza incidere nell’immediato sui conti pubblici. Allo stesso tempo, però, si tratta di risorse legate all’andamento del mercato, quindi non strutturali.

Il Governo valuta anche interventi mirati per i settori più esposti. Tra le ipotesi, l’estensione del credito d’imposta al 20% anche agli agricoltori, dopo quello già previsto per i pescatori, così da compensare l’aumento del costo carburante nelle attività produttive.

Restano inoltre in valutazione possibili interventi legati al piano Transizione 5.0, con l’obiettivo di sostenere investimenti in energia e innovazione.

Caro carburanti, i riflessi sull’economia: pressione su inflazione, Pil e deficit

Il caro carburanti continua a influenzare in modo diretto l’economia italiana. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il Governo ha già dovuto reperire circa 1 miliardo di euro per contenere gli effetti dei rincari energetici.

Nel frattempo, le prospettive di crescita risultano in peggioramento. Le stime sul Pil sono state riviste al ribasso rispetto alle previsioni iniziali, che indicavano per il 2026 una crescita dello 0,7%. E una crescita più debole implica anche minori entrate fiscali.

Di conseguenza, l’attenzione resta concentrata sul rapporto deficit-Pil. L’obiettivo è mantenere il deficit entro il 3%, ma il prolungarsi della crisi energetica potrebbe rendere necessario un aumento degli interventi pubblici.

Un segnale arriva anche dal mercato del gas. Secondo i dati dell’Arera, a marzo il prezzo per gli utenti vulnerabili è aumentato del 19%, con effetti diretti sull’inflazione e sul potere d’acquisto delle famiglie.

 

 

 

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