Pensione anticipata, risparmi una vita ma l'assegno cala: ecco perché

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 04/09/2026 10:15

Pensione anticipata, risparmi una vita ma l'assegno cala: ecco perché

In questi mesi molti lavoratori stanno richiedendo l'accesso alla pensione anticipata, opzione che (come è ben noto) prevede un alto requisito contributivo.

Per raggiungere questa meta occorre inevitabilmente accumulare anni e anni di lavoro, magari risparmiando il più possibile pur di ritirarsi prima dal mercato del lavoro.

Tuttavia, pochi sanno che si rischia di ritrovarsi con una pensione più bassa, se non si fa attenzione ad alcuni aspetti. Ecco a cosa stare attenti.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Miglior Pensione.

Cosa può penalizzare l'assegno nel caso della pensione anticipata

Due elementi in particolare: la finestra mobile, ovvero il periodo di attesa di 3 mesi per i lavoratori (7 per gli iscritti alle gestioni enti locali come CPDEL, CPS, CPI e CPUG che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2027).

E il valore dei coefficienti di trasformazione, cioè i parametri che convertono il montante contributivo accumulato in una pensione annua vera e propria, tenendo conto dell?età precisa che si possiede alla data di decorrenza del primo assegno.

A determinare la cifra spettante per la pensione anticipata sono non solo i requisiti di contribuzione (che aumenteranno di un mese a partire dal 1 gennaio 2027) e i parametri sopramenzionati, stabiliti ogni due anni dal Governo.

Ma anche la collocazione temporale della finestra mobile di tre mesi.

Secondo il sito PMI.it, se questa finestra scivola e sposta il primo rateo nel nuovo biennio 2027-2028, l'importo verrà calcolato sui nuovi parametri "anche per chi ha maturato il diritto con le regole 2026".

Cosa comporta? Che se si va in pensione nel momento del cambio biennale, proprio per colpa della finestra mobile, si rischia l'applicazione di coefficienti inevitabilmente rivisti al ribasso, vista la tendenza negli ultimi anni.

Per intenderci, chi perfeziona i 42 anni e 10 mesi il 30 settembre 2026 riceve la prima rata entro dicembre 2026 e con i coefficienti del biennio in corso; chi li perfeziona il 1 ottobre 2026 ha la decorrenza invece al 1 gennaio 2027, con i parametri applicabili da quella data.

Di quanto si può ridurre l'assegno

Ipotizziamo di avere oggi 61 anni di età, e di aver iniziato a lavorare verso i 18 anni, riuscendo a mettere da parte un montante contributivo di 300mila euro nell'arco di 42 anni e 10 mesi di versamenti (o 41 anni e 10 mesi nel caso delle lavoratrici).

Se l'uscita avvenisse appunto a 61 anni ed entro il 2026 (presentando domanda per tempo entro la fine di settembre per incassare la prima rata a dicembre), la pensione lorda maturata dovrebbe essere di circa 1.620 euro al mese, tra parte retributiva e contributiva conteggiate insieme.

Se invece l'uscita reale slittasse a gennaio, la parte della pensione in regime contributivo verrebbe conteggiata con i nuovi coefficienti di trasformazione.

Facendo un'ipotesi basata su una riduzione analoga a quella avvenuta tra i bienni precedenti (un calo dello 0,83%, passati dal 4,744% al 4,661%), l'assegno scenderebbe a circa 1.590 euro lordi, con una perdita di quasi l'1,8%.

Precisiamo fin da subito che si tratta di stime preventive: la pubblicazione ufficiale della revisione avviene di norma verso fine anno. E, come sottolineato da PMI.it, alla data del 31 agosto 2026, il decreto direttoriale non risulta ancora pubblicato.

Dunque, i numeri definitivi con decorrenza dal 1 gennaio 2027 non sono ancora noti in via ufficiale.

Cosa fare per evitare il peggio?

Posticipare leggermente il momento del ritiro, vista la logica dei coefficienti di trasformazione di premiare chi esce il più tardi possibile.

Rimanere al lavoro anche solo un anno in più permetterebbe al montante di crescere e all'età di salire, portando l'assegno a circa 1.650 euro a 63 anni e fino a 1.740 euro lordi arrivando a 64 anni.

Bisogna però ricordare che questi calcoli prendono a riferimento i coefficienti correnti. Nel caso in cui la revisione imminente li riducesse, anche l'importo finale potrebbe subire un ridimensionamento.

Se l'obiettivo principale resta uscire il prima possibile ma senza sacrificare l'assegno mensile, una soluzione valida può essere la previdenza complementare, con tutti i suoi pro e contro.

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