I lavoratori nati tra il 1961 e il 1967 potrebbero trovarsi a dover posticipare l?uscita dal lavoro rispetto a quanto previsto fino a pochi anni fa.
E questo a causa non solo della normativa previdenziale attuale, ma anche di tutta una serie di regole, scadenze e meccanismi automatici che nei prossimi anni renderanno la pensione sempre più lontana per un'intera generazione di lavoratori.
Insomma, una vera e propria beffa per questi contribuenti che hanno solo la "colpa" di essere nati nel mezzo di questa transizione.
Ma vediamo meglio in cosa consiste questo svantaggio e quali strategie potrebbero limitare i suoi impatti.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al Canale Notizie.
Perché la pensione sarà sempre più lontana per i nati tra 1961 e 1967
Facciamo due semplici calcoli: chi è nato nel 1961 compirà 65 anni nel 2026, mentre chi è nato nel 1967 ne avrà 59. Quindi a entrambi mancherebbero rispettivamente 2 e 8 anni per andare in pensione, giusto?
Sì, se non scattasse dal 2027 il meccanismo di adeguamento automatico all?aspettativa di vita, che lega l?età pensionabile all?allungamento medio della vita della popolazione.
Fino al 31 dicembre 2026, la normativa vigente stabilisce che la pensione di vecchiaia sia accessibile a 67 anni di età, a condizione di aver maturato almeno 20 anni di contributi. Dal 1 gennaio 2027, invece, il requisito anagrafico salirà a 67 anni e 1 mese, sempre con 20 anni di contributi, mentre dal 1 gennaio 2028, il requisito salirà ulteriormente a 67 anni e 3 mesi.
E così via negli anni successivi: in un recente rapporto la Ragioneria di Stato ha stimato che l?età per uscire con la pensione di vecchiaia potrebbe essere di 67 anni e 9 mesi nel 2033.
Per non parlare della pensione anticipata. Anch'essa sottoposta all'adeguamento, quest'uscita prevederà nel 2027 come requisito contributo 42 anni e 11 mesi, e a partire dal 2028 43 anni e 1 mese (un anno in meno per le lavoratrici). E così avanti negli anni successivi, fino ad arrivare a 43 anni e 7 mesi entro il 2033.

Come evitare la beffa della pensione sempre più lontana: le uscite anticipatorie
Per i lavoratori nati tra il 1961 e il 1967, il rischio di dover posticipare la pensione non è più un?ipotesi lontana, ma una prospettiva concreta.
Per evitare al meglio questa beffa, la generazione "di mezzo? dovrebbe valutare fin da subito di uscire prima dal lavoro, sfruttando soluzioni anticipatorie come Ape Sociale, isopensione, Quota 97,6 e la Pensione Anticipata contributiva.
In breve, la prima permette di ritirarsi dal lavoro a 63 anni e 5 mesi, a condizione di aver maturato tra i 30 e 36 anni di contributi (la cifra esatta dipende dal tipo di attività svolta, nonché di appartenere a specifiche categorie sociali (caregiver, disoccupati o persone con invalidità pari almeno al 78% ecc.).
L'isopensione, invece, consente di anticipare l?uscita fino a 4 anni (fino a 7 se l?accordo viene stipulato entro quest'anno), con la possibilità di usufruire di un anticipo previdenziale fino al raggiungimento dell?età pensionabile concordata (se però i requisiti cambiano nel tempo c'è il rischio di diventare un esodato nell'immediato futuro).
A sua volta, la Quota 97,6, riservata a determinate categorie di lavoratori, consente il pensionamento a 61 anni e 6 mesi, purché siano maturati 35 anni di contributi.
Infine, la Pensione Anticipata contributiva, pensata per i lavoratori contributivi puri, permette a chi raggiunge 25 anni di contributi entro il 2030 (dopo il requisito salirà a 30 anni) di andare in pensione a 64 anni.
Pensione sempre più lontana per i nati tra 1961 e 1967 (e anche per tutti gli altri)
Purtroppo, il meccanismo di adeguamento automatico all?aspettativa di vita non riguarda solo i nati tra il 1961 e il 1967, ma tutti i lavoratori attuali.
A meno che il Governo non provveda a sospendere tale sistema (operazione praticamente impossibile senza compromettere la stabilità delle finanze pubbliche), anche chi entra oggi nel mondo del lavoro dovrà sottostare a un meccanismo che sposterà progressivamente l?età pensionabile sempre più in avanti rispetto a quanto previsto oggi.
Addirittura, per chi inizia a lavorare quest'anno, secondo le ultime stime, c?è il rischio concreto di poter accedere alla pensione di vecchiaia solo verso la fine degli anni 2060, se l?aspettativa di vita continuerà a crescere in maniera costante nei prossimi decenni.
Lo stesso discorso vale per la pensione anticipata, che vedrà un innalzamento progressivo del requisito contributivo. Entro il 2035, ad esempio, il numero di anni di contribuzione necessari potrebbe avvicinarsi a 44 anni per gli uomini e 43 per le donne.
L'unica speranza davanti a questo futuro infausto è di poter accedere alle forme di pensionamento anticipato già esistenti (come quelle sopramenzionate), o al limite aver maturato risparmi sufficienti tramite la previdenza complementare, così da poter integrare l?assegno o ritirarlo anche prima dell?età prevista dal sistema pubblico.