Pensioni, assegni più bassi e uscita sempre più lontana: cosa dicono i dati INPS

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 24/06/2026 10:15

Pensioni, assegni più bassi e uscita sempre più lontana: cosa dicono i dati INPS

Le pensioni diventano sempre meno generose in Italia, a giudicare dagli ultimi dati emersi dal Rendiconto sociale INPS 2025.

In particolare, per la maggior parte delle gestioni l?importo medio delle nuove pensioni liquidate nel 2025 risulta inferiore rispetto a quello delle pensioni già in pagamento.

A questo si aggiunge il dato relativo all?età di uscita dal lavoro, che continua a crescere e presenta differenze significative tra uomini e donne.

Ma vediamo meglio cosa emerge dal rendiconto dell?Istituto.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Mr LUL lepaghediale.

Pensione (anticipata) sempre più lontana e assegni più leggeri: i dati INPS del 2025

Dal Rendiconto sociale dell?INPS elaborato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) emerge come primo dato un progressivo innalzamento dell?età media di pensionamento.

Per le donne si è passati dai 64,4 anni del 2022 ai 65,4 anni del 2025, mentre per gli uomini l?età media è salita da 63,7 a 64,1 anni nello stesso periodo.

E parallelamente all?aumento dell?età pensionabile, si registra anche una sensibile riduzione dell?importo medio delle nuove pensioni.

Ad esempio, come riporta il Sole 24 Ore, un lavoratore dipendente andato in pensione nel 2025 percepisce mediamente un assegno di 1.289,5 euro al mese, ben 248 euro in meno rispetto alla media delle pensioni già in pagamento nella stessa gestione, pari a 1.537,5 euro.

Anche tra i lavoratori autonomi si osserva una riduzione significativa. La nuova pensione media è pari a 961,2 euro al mese, mentre la media delle pensioni già erogate raggiunge i 1.078 euro, con una differenza negativa di 116,8 euro.

Di contro, un lavoratore del pubblico impiego in pensione dal 2025 percepisce in media circa 2.246,9 euro mensili, contro i 2.323,2 euro delle pensioni vigenti (uno scostamento dunque di 76,3 euro).

Resta inoltre molto ampio il divario tra uomini e donne. Nel caso delle pensioni di vecchiaia, l?importo percepito dalle donne risulta inferiore fino al 45% rispetto a quello degli uomini.

Cosa significano questi dati INPS

Nel caso dell'aumento dell'età media dei ritiri dal lavoro, i dati INPS indicano che sempre più lavoratori finiscono per raggiungere direttamente la pensione di vecchiaia a 67 anni oppure maturano i requisiti previdenziali con maggiore ritardo.

Negli ultimi anni, tra l'altro, i canali di uscita anticipata sono stati progressivamente ridimensionati: ad esempio, Opzione Donna nel giro di pochi anni si è trovata con nuovi requisiti anagrafici (l'accesso a 61 anni per le lavoratrici senza figli), e nuovi criteri d'accesso (essere disoccupate, caregiver...).

Addirittura, alcuni sono stati cancellati: Quota 103, l'ultima delle Quote susseguitesi negli ultimi anni, non è stata infatti rinnovata per il 2026, e così Opzione Donna.

Per quanto riguarda invece il calo degli assegni, è probabile sia un effetto dovuto dal calcolo contributivo: generalmente meno favorevole rispetto al sistema retributivo, questo tipo di calcolo determina nella maggior parte dei casi pensioni più basse del 35-40% rispetto all?ultimo stipendio percepito.

Meno pensionati, ma maggiori costi nel 2025

Altro fenomeno evidenziato dal Civ dell?INPS riguarda il progressivo calo del numero complessivo dei pensionati. Nel 2025 i titolari di pensione risultano essere 15.435.694, di cui 7.426.392 uomini e 8.009.302 donne. Nel 2024 erano invece 16.454.684.

A contribuire alla diminuzione è anche il forte ridimensionamento delle uscite tramite strumenti di flessibilità pensionistica. Nel 2025 i beneficiari di Quota 100, Quota 102 e Quota 103 con ricalcolo sono stati soltanto 5.643, un dato molto distante dai 112.982 pensionamenti registrati con Quota 100 nel 2021.

Anche Opzione Donna ha subito un drastico ridimensionamento. Le prestazioni erogate attraverso questa misura sono passate dalle 26.427 del 2022 alle sole 3.860 del 2025, effetto diretto delle sopramenzionate regole più restrittive introdotte negli ultimi anni.

Nonostante il numero inferiore di pensionati, la spesa complessiva per le pensioni continua però ad aumentare. Nel 2025 ha raggiunto i 325,067 miliardi di euro, contro i 320,593 miliardi del 2024, registrando una crescita nominale dell?1,4%.

Un incremento dovuto principalmente da una voce: la perequazione automatica degli assegni, ovvero il meccanismo che adegua le pensioni all?andamento dell?inflazione e della variazione dei prezzi al consumo. Una spesa obbligatoria per il sistema previdenziale, ma sempre onerosa nonostante i parametri adottati per chi ha pensioni un po' più generose.

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