Pensioni, assegni più ricchi nel 2027? Ecco quanto potrebbero salire il prossimo anno

Niccolò Mencucci Niccolò Mencucci - 30/07/2026 10:15

Pensioni, assegni più ricchi nel 2027? Ecco quanto potrebbero salire il prossimo anno

Tra qualche mese il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) emanerà il decreto che fisserà la percentuale ufficiale di rivalutazione delle pensioni per il 2027.

Prima di allora, dovremo accontentarci di stime ipotetiche, che malgrado tutto consentono già oggi di stabilire a quanto potrebbe ammontare l'adeguamento previsto per il prossimo anno.

Vediamo quindi quali sono le ultime stime sull'aumento delle pensioni atteso da gennaio 2027.

Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Mondo Pensioni.

Nuove stime sul prossimo aumento delle pensioni nel 2027

Rispetto alle ultime stime dei mesi passati, quelle più recenti indicano che la perequazione automatica delle pensioni (il meccanismo che adegua gli assegni all'andamento dell'inflazione) potrebbe attestarsi intorno al 2,8%.

Una rivalutazione sensibilmente superiore rispetto a quelle registrate negli ultimi anni, e che potrebbe tradursi in aumenti non trascurabili.

Soprattutto per gli assegni di importo medio. Ricordiamo che con la normativa vigente solo chi ha una pensione pari al massimo a 4 volte il trattamento minimo potrà beneficiare della rivalutazione piena al 100%.

Di contro, chi prende tra 4 e 5 volte il minimo dovrà accontentarsi di recuperare il 90% dell'inflazione, mentre chi supera di 5 volte l'assegno minimo otterrà il 75%, fermo restando eventuali future disposizioni del Governo che vanno a modificare questi criteri.

In sostanza, la cifra intera del 2,8% spetterà a quelli con una pensione fino a 2.447,40 euro lordi al mese, considerando un trattamento minimo pari a 611,85 euro mensili.

Mentre chi riceve una pensione compresa tra i 2.447,41 e i 3.059,25 euro lordi mensili potrebbe beneficiare di un incremento pari al 2,52%.

Infine, chi supera i 3.059,25 euro lordi al mese potrebbe invece ottenere una rivalutazione del 2,1%.

Le simulazioni di aumento per fascia di reddito da pensione

Passiamo invece alle somme vere e proprie, prendendo come riferimento sempre l'incremento (stimato) del 2,8%, e tenendo conto che oltre determinate soglie la rivalutazione effettiva viene ridotta.

Partendo dalla fascia entro 4 volte il trattamento minimo, una pensione di 1.000 euro lordi al mese salirebbe ai 1.028 euro, mentre un assegno di 1.500 euro lordi mensili arriverebbe ai 1.542 euro. Infine, una pensione di 2.000 euro lordi raggiungerebbe i 2.056 euro al mese.

Di contro, dato il superamento della soglia sopramenzionata, una pensione di 2.500 euro lordi, applicando una rivalutazione del 2,52%, arriverebbe a circa 2.563 euro al mese. Mentre una pensione di 3.000 euro lordi salirebbe a circa 3.076 euro mensili.

Infine, una pensione di 5.000 euro lordi, con una rivalutazione del 2,1%, passerebbe a circa 5.105 euro al mese.

Il limite delle stime e il peso della tassazione

bene precisare che tutte le cifre riportate sono, allo stato attuale, puramente indicative. Le proiezioni prendono come riferimento gli ultimi dati e le previsioni sull'inflazione pubblicati da organismi come ISTAT, Banca d'Italia e Banca Centrale Europea.

Tuttavia, come detto all'inizio, la percentuale ufficiale della rivalutazione delle pensioni sarà determinata dal Governo secondo quanto previsto dalla normativa vigente; e sarà resa nota attraverso l'apposito provvedimento del MEF.

Come giustamente fa notare Fanpage, l'inflazione potrebbe infatti rallentare negli ultimi mesi dell'anno, attestandosi ad esempio tra il 2,6% e il 2,7%, oppure accelerare fino a raggiungere il 3%. Per questo motivo gli importi illustrati rappresentano esclusivamente delle simulazioni.

Va inoltre ricordato che tutti gli aumenti indicati sono espressi in valori lordi. Sugli importi continuano infatti ad applicarsi le ritenute IRPEF, oltre alle eventuali addizionali regionali e comunali, con la conseguenza che l'incremento effettivamente percepito sarà inevitabilmente inferiore rispetto alle cifre riportate.

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