Come ogni anno, anche nel 2027 tornerà il consueto appuntamento con la rivalutazione automatica della pensione di reversibilità.
A cambiare saranno però non solo gli importi dell'assegno mensile, che diventerà più corposo, ma anche quelli relativi ai limiti reddituali oltre i quali il trattamento viene ridotto.
In attesa delle stime ufficiali, vediamo di quanto potrebbero aumentare i rispettivi importi. E soprattutto chi ci guadagnerà e ci perderà.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Mr LUL lepaghediale.
Quali potrebbero essere i nuovi importi delle pensioni di reversibilità
Come già raccontato per quanto riguarda le pensioni ordinarie, il tasso ufficiale di rivalutazione verrà definito nel dettaglio verso la seconda metà di novembre tramite un apposito decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze.
In attesa del decreto, possiamo comunque possibile tracciare una stima verosimile basandoci sull'attuale inflazione, che ad agosto sale attorno al 3,3%.
Ipotizzando dunque un tasso di perequazione del 3,3%, l'assegno del trattamento minimo per il 2026, pari a 611,85 euro al mese, salirebbe nel 2027 a circa 632,04 euro mensili. Su scala annuale, considerando le tredici mensilità previste, la somma totale aumenterebbe quindi da 7.954,05 euro a 8.216,52 euro.
Una crescita contenuta, ma comunque significativa rispetto alle rivalutazioni più esigue viste in passato.
Ma come aumentano i soldi per i beneficiari, a sua volta salgono le soglie di accesso per questo beneficio.
Dal momento che per coniuge e altri familiari superstiti (soggetti alla disciplina del cumulo dei redditi), l'INPS applica dei tagli percentuali sull'assegno qualora il beneficiario possieda altri redditi personali superiori a determinati limiti.
Come cambiano i limiti di reddito nel 2027
Per chi non lo sapesse, il criterio di calcolo in merito ai limiti di reddito è così impostato: se aumenta il reddito personale del superstite, scatta una decurtazione progressiva della pensione di reversibilità.
Ma non subito. Fino a un reddito pari a tre volte il trattamento minimo annuale non si applica infatti alcuna penalizzazione.
Oltrepassata quella prima asticella, la prestazione viene ridotta del 25%. A sua volta, per i redditi che superano quattro volte il minimo il taglio sale al 40%, mentre oltre cinque volte il minimo si arriva a una riduzione del 50%.
Applicando la nuova stima di rivalutazione del 3,3% al trattamento minimo, le nuove soglie reddituali valide per il 2027 verrebbero ricalcolate in questo modo:
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Nessuna riduzione: per redditi personali fino a 24.649,56 euro.
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Taglio del 25%: per redditi compresi tra 24.649,56 euro e 32.866,08 euro.
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Taglio del 40%: per redditi compresi tra 32.866,08 euro e 41.082,60 euro.
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Taglio del 50%: per redditi superiori a 41.082,60 euro.
E dato che nel 2026 i tre scaglioni sono impostati rispettivamente a 23.862,15 euro, 31.816,20 euro e 39.770,25 euro, si può convenire che nel 2027 il punto di ingresso verso la prima decurtazione si alzerà di oltre 787 euro.

Chi ci guadagna e chi ci perde dal 2027
A guadagnarci in primis saranno tutti coloro che possiedono redditi personali situati a ridosso dei vecchi scaglioni.
Un pensionato con un reddito attorno ai 24.000 euro nel 2026 avrebbe subito il primo taglio del 25%, mentre con i limiti previsti per il 2027 riuscirà a conservare l'assegno per intero.
Stessa situazione per tutti coloro che si trovavano vicino alle soglie intermedie: l'adeguamento dei limiti reddituali eviterà il passaggio alla fascia di riduzione successiva o al limite attenuerà la decurtazione complessiva.
Al contrario, subiranno il taglio della prestazione tutti coloro che per via di un aumento dei redditi superano ampiamente le soglie prefissate nel 2027. E così quelli che già sono fuori soglia quest'anno.