Non sembra che per il 2027 ci sia all'orizzonte un grosso aumento per le pensioni minime.
Stando alle ultime proiezioni, chi vive con un assegno attorno ai 600 euro potrebbe ritrovarsi, a partire dal prossimo gennaio, con circa 18 euro in più nel cedolino mensile.
Se la cifra venisse confermata, si tratterebbe di uno degli incrementi più alti registrati negli ultimi tempi. Ma abbastanza per stare al passo con il caro vita? Vediamo meglio la situazione.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Pensioni e Aggiornamenti.
In arrivo nel 2027 (forse) 18 euro in più nelle pensioni minime
Partiamo intanto dal dato dell'aumento: perché dovrebbe essere di 18 euro?
Al momento non c'è nulla di ufficioso: il dato proviene infatti dalle proiezioni economiche della Banca d'Italia, secondo cui si prospetta un tasso d'inflazione intorno al 3%.
Pertanto, se si applica questa percentuale all'assegno minimo attuale, che sfiora oggi i 612 euro mensili, l'incremento stimato si attesterebbe appunto sui 18 euro, portando l'importo totale a circa 630 euro.
Un salto notevole se confrontato con gli ultimi adeguamenti, in particolare con quello disposto per il 2026 che ha portato a malapena 3 euro in più nell'assegno.
E così con l'evoluzione stessa delle pensioni minime negli ultimi 5 anni. Fino al 2021 l'assegno si aggirava sui 515 euro, ma a forza di rialzi corposi, come quello del 2023 pari all'8,1%, in meno di un quinquennio le minime sono salite di circa il 20%, senza contare che diversi pensionati beneficiano anche delle maggiorazioni sociali per integrare i redditi più bassi.
Il punto vero, però, è un altro: insieme alle pensioni è cresciuto parecchio anche il carrello della spesa, con un rialzo cumulato stimato oltre il 24% (per intenderci, una spesa che nel 2021 costava 100 euro oggi ammonterebbe a circa 122-124 euro).
Basteranno 18 euro in più a coprire le spese in più?
Quasi certamente no. Per quanto ci si sforzi di ritoccare gli assegni, una crescita di questa portata difficilmente cambia la vita di chi deve far quadrare i conti ogni mese.
Lo ha anche spiegato Fanpage di recente: il nodo centrale non è solo di quanto aumenti la pensione, ma quanto in più con questi soldi si riesca a comprare.
Anche se, va detto, la situazione cambia a seconda di come si viva. Per chi vive in una grande città e paga un affitto, ad esempio, l'effetto dell'aumento è quasi impercettibile, mentre per chi ha una casa di proprietà o può contare sul sostegno della famiglia quei soldi in più possono far comodo.
Gli unici che potrebbero avere maggior sollievo sono i beneficiari delle maggiorazioni sociali, soprattutto di quelle che portano l?importo complessivo più in alto rispetto alla sola pensione minima. Per costoro anche poche decine di euro in più possono fare la differenza sul bilancio familiare.

L'annoso problema dell'aumento delle pensioni
Così come gli altri Governi, anche l'odierno Esecutivo può fare ben poco per alzare le pensioni minime e portarle idealmente a quota 700 euro.
Per quanto si cerchi di portare la pensione minima vicina a quella cifra, rimane comunque il solito ostacolo dei costi pubblici.
La platea dei beneficiari è infatti talmente vasta che ogni singolo incremento, moltiplicato per dodici mensilità, genera un impatto da svariati miliardi. A titolo d'esempio, l'aumento del 2025 sarebbe costato alle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro, secondo stime di SKY TG24.
Cosa si può fare allora? Due strade: limitarsi a lasciare agire il calcolo automatico della rivalutazione oppure reperire le risorse necessarie per prorogare gli incentivi straordinari o destinarli alle fasce più disagiate.
In attesa che il Governo si decida su quale strada imboccare, al momento l'unica certezza è che l'adeguamento per il 2027 rischia di restare troppo piccolo rispetto al reale costo della vita.