La situazione complica la vita agli investitori

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 27/10/2026 11:23

La stagione delle trimestrali si sta rivelando irrilevante, con le società che hanno vantato una “tripletta” – battute le stime di utili e ricavi, e guidance migliorata – che hanno ceduto in media l’1.6% il giorno successivo al rilascio dei dati.

Gli indici americani terminano in calo per la seconda settimana consecutiva, tingendo di rosso il saldo del mese di ottobre. Lo S&P500 dista ora il 2.5% dai massimi storici, restando a doppia cifra per il 2026. Il Nasdaq adesso se ne distanzia di quasi il 6 percento, conferma la penetrazione del long stop settimanale, e si avvicina minacciosamente alla media mobile a 200 giorni.

Almeno da questo punto di vista lo S&P500 risulta più gestibile, con le quotazioni che il supporto settimanale l’hanno toccato per ben tre volte nelle ultime tre settimane. Ciò però non ha impedito al modello di asset allocation di limare ulteriormente l’esposizione azionaria; ad una settimana da quello che originariamente era la tempistica di un bottom dal quale ripartire in vista del rally di fine anno. 

Ma la situazione da tempo si è involuta in una direzione che complica non poco la vita agli investitori. Sono passati ormai quattro mesi dal picco raggiunto dalle società collegate all’intelligenza artificiale, e da allora abbiamo assistito ad una completa rotazione di mercato in termini di leadership settoriale: le prime 25 azioni per performance nel primo semestre, quasi tutte collegate all’IA, cedono in media il 23.5% in questa seconda frazione, laddove le 25 azioni peggiori da gennaio a giugno, sempre fra le 500 dell’indice, nel secondo semestre hanno messo a ruolino un saldo medio del +34%.

In questo contesto la stagione delle trimestrali si sta rivelando irrilevante, con le società che hanno vantato una “tripletta” – battute le stime di utili e ricavi, e guidance migliorata – che hanno ceduto in media l’1.6% il giorno successivo al rilascio dei dati. Può concedersi che sia ancora prematuro giungere a conclusioni definitive, ma la tendenza su 200 compagnie in totale, c’è. E questa settimana toccherà ad Alphabet, Microsoft e Amazon. 

Se il contesto micro non è fonte di gratificazione, a livello macro non è che le cose vadano molto meglio, soprattutto fuori dagli Stati Uniti. Il CESI del G10 punta risolutamente verso il basso, mentre è negativo l’indice delle sorprese economiche di Giappone e Italia: i dati macro recenti non si sono rivelati all’altezza delle ora esigenti aspettative degli esperti.

A proposito di Italia: al termine di una nuova ottava sconfortante, l’indice FTSE MIB ha sollecitato per l’ennesima volta in questi ultimi quasi quattro anni un argine di rilevanza strategica. Dovesse cedere, avrebbe avuto nettamente ragione lo studio sulla correlazione proposto nel Rapporto Giornaliero di due settimane fa.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net

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