Possiamo ritenere definitivo il minimo di mercato?

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 07/04/2026 12:35

Le parole concilianti del governatore Powell inducono un declino dei tassi di interesse, un calo della volatilità di mercato (MOVE) e a ruota una vivace reazione dei listini, con i ribassisti che per il momento hanno dato tutto. Ma qualcosa non torna...

Prima o poi sarebbe dovuto succedere. Dopo una sequenza di dieci mesi positivi di fila, il Dow Jones Industrial si congeda dal mese di marzo con un saldo ampiamente negativo, benché compensato dal vistoso rimbalzo sul suono della campanella.
Ed è un rimbalzo memorabile. Per lo S&P500, nel Dopoguerra soltanto una volta il trimestre si è concluso con una fiammata più vistosa del +2.91% messo a segno ieri: era il 30 settembre 2008 e Wall Street risultava in pieno avvitamento verticale. La casistica non è ampia ma, in linea di principio, in un contesto formalmente negativo simili fiammate risultano sospette: dal 1970 questa è soltanto la 14esima volta che il benchmark USA guadagna più del 2% in occasione dell’ultima seduta del mese, e due settimane dopo ha guadagnato terreno in sole 3 occasioni su 13. Sia il guadagno medio che la perdita media sono risultati superiori al 4% in valore assoluto, per cui è sensato aspettarsi persistente se non ulteriore volatilità nei giorni a venire.

La vistosa fiammata di ieri è stata favorita dal rilassamento del mercato obbligazionario, con i rendimenti in calo incoraggiati dalle parole di Powell: che ha confermato la volontà della Fed di guardare oltre la fiammata delle fonti di energia, almeno fino a quando le aspettative inflazionistiche non si distaccassero dai recenti livelli. 
Il MOVE, inversamente correlato allo S&P500, a sua volta si è vistosamente ridimensionato; ma il petrolio ha continuato a puntare verso l’alto, con il WTI che ora vanta un gap rispetto al Brent di ben 16 dollari. Le parole sono importanti, ma le azioni lo sono ancora di più: il riferimento ovvio è a quanto accade nel Golfo Persico: con la probabilità di un Cessate il Fuoco a fine mese, che Polymarket prezza al 37%, dal 50% di una settimana fa: qualcosa non torna.

Alla fine abbiamo assistito ad un brutale rally correttivo, conseguenza di un’ampiezza di mercato ai minimi termini – lunedì sera meno del 20% delle compagnie dello S&P500 quotava sopra la propria media mobile a 50 giorni – e di un posizionamento tutto sbilanciato da un lato: con gli hedge fund net short come soltanto altre due volte è occorso in questo decennio.
Apprezziamo una reazione che evita a molti indici azionari la problematica penetrazione del long stop mensile e, per quanto concerne Piazza Affari, non manifestiamo grossa sorpresa alla luce della previsione del modello basato sulle opzioni di un minimo per la seduta del 30 marzo; ma non si può ancora sciogliere la riserva circa la definitività del minimo.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net/

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