Per il momento parliamo di una misura che è ancora sul tavolo della Manovra 2027.
Mettiamo però il caso che dal prossimo anno sia davvero possibile per tutti andare in pensione a 64 anni anziché attendere i 67 anni previsti come regola generale.
Conviene davvero fare questo passo in anticipo? O si rischia qualcosa?
Vediamo dunque i pro e contro di questa misura.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Miglior Pensione.
Tutti i vantaggi di andare in pensione a 64 anni
Come già visto con la misura "gemella" della pensione anticipata contributiva, anche qui il primo vantaggio evidente è quello del tempo risparmiato.
Per la precisione tre anni di lavoro in meno.
E non solo. Riuscire ad anticipare l'uscita rispetto ai 67 anni di vecchiaia ordinaria significa incassare fino a 36 mensilità in più di pensione.
E senza dover sottostare a rigorosi requisiti penalizzanti. Stando alle ultime indiscrezioni, si prospetta infatti un canale d'uscita simile a quello tradizionale, anche se ancora non è chiaro quali saranno i contributi minimi necessari e la soglia economica di accesso.
Tra l'altro, ritirandosi prima sarà possibile mettersi al riparo dal rischio di futuri aumenti delle età pensionabili, meccanismo che tornerà a salire nei prossimi anni sia per la pensione di vecchiaia che per quella anticipata.
Inoltre, uscire a 64 anni permette a chi è lavoratore con mansioni usuranti di potersi ritirare prima rispetto a quanto previsto da Ape Sociale o simili.
Tutti gli svantaggi dell'uscita anticipata a 64 anni
E ora passiamo al rovescio della medaglia, in particolare quello dell'assegno mensile, inevitabilmente più basso.
Uscendo a 64 anni si accumulano di fatto tre anni in meno di versamenti sul proprio montante contributivo. A questo si aggiunge l'effetto penalizzante dei coefficienti di trasformazione, dal momento che a 64 anni il capitale accumulato viene convertito in rendita con un coefficiente inferiore rispetto a quello applicato a 67 anni: 5,184% contro 5,723%.
Basta fare un semplice calcolo. Se a 67 anni ci si ritrova con un montante di oltre 220.000 euro, si porterebbe a casa un assegno di circa 1.000 euro lordi al mese.
Di contro, uscendo tre anni prima, il montante si fermerebbe attorno ai 200.000 euro, e con un coefficiente di trasformazione più basso, l'importo mensile scenderebbe a poco meno di 800 euro lordi.
Infine, altro "contro" dell'anticipo riguarda la possibilità o meno di cumulare redditi da lavoro con quelli da pensione.
Non è ancora chiaro se con questa nuova opzione in arrivo sarà consentito cumularne l'assegno con redditi da lavoro dipendente o autonomo, anche perché già molte formule anticipate prevedono il divieto di cumulo.

Come capire se l'uscita a 64 anni fa al caso tuo
La dinamica non si discosta molto da quanto avviene già nei casi di uscita anticipata a 62 anni.
Andare in pensione a 64 anni può essere una scelta vincente per chi dispone già di altre garanzie economiche, come risparmi personali, rendite o una pensione complementare, e preferisce dare priorità al tempo libero e al riposo rispetto all'importo dell'assegno pubblico.
Può essere una buona strada anche se si è raggiunto una storia contributiva solida e con importi elevati, capaci di compensare il minore montante e i coefficienti svantaggiosi.
Al contrario, è meglio evitare questa opzione se la pensione pubblica sarà l'unica fonte di sostentamento (qualora non si abbia provveduto a costruirsi una forma di previdenza integrativa).
O se le retribuzioni degli ultimi anni permettono di risparmiare cifre significative, aumentando sia la propria posizione INPS sia la liquidità personale.