Il dossier pensioni torna al centro del dibattito politico in vista della Manovra di Bilancio 2027.
Nonostante la mancanza di comunicazioni ufficiali, già oggi si potrebbero confermare per il 2027 alcune uscite previdenziali, in attesa di capire se le nuove proposte si uniranno alla rosa di opzioni disponibili da gennaio.
Vediamo nel dettaglio qual è la situazione attuale.
Per saperne di più in merito all'argomento, consigliamo di approfondire al meglio la questione con questo video YouTube, con ringraziamento al canale di Miglior Pensione.
Quali pensioni potrebbero essere riconfermate nel 2027 (e con quali requisiti)
Sicuramente saranno disponibili nel 2027 le due uscite principali della Riforma Fornero nel 2012: la Pensione di Vecchiaia e la Pensione Anticipata.
Ma non con gli stessi requisiti di anno. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti stabilito per entrambe un incremento dei requisiti anagrafici e contributivi necessari per l'accesso, fatti salvi i casi previsti per specifiche categorie tutelate.
Nel dettaglio, per la Pensione di Vecchiaia la soglia salirà a 67 anni e 1 mese di età, mentre per la Pensione Anticipata saranno richiesti 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.
Oltre a queste, tra le misure verso la riconferma rientra anche l'Isopensione, sebbene con un ridimensionamento significativo per i lavoratori.
Il maxi-scivolo da 7 anni introdotto anni prima rimarrà attivo solo fino al 31 dicembre 2026. In assenza di una nuova proroga nella prossima Manovra, dal 2027 si rientrerà nel regime ordinario, che limita l'anticipo a un massimo di 4 anni rispetto all'età della pensione di vecchiaia.
Destinata infine a restare in vigore anche la Pensione Anticipata Contributiva, accessibile a chi possiede almeno 64 anni di età e 25 anni di contributi maturati.
Ape Sociale verso il rinnovo anche nel 2027?
Nel limbo invece Ape Sociale, non avendo goduto di una proroga pluriennale.
Come precisato dall'INPS sui propri canali ufficiali, la Manovra 2026 ha esteso l'anticipo pensionistico fino al 31 dicembre, e solo per chi matura i requisiti entro tale data, che sono:
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avere almeno 63 anni e 5 mesi di età;
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avere 30 anni di contributi maturati (36 anni per chi svolge attività gravose).
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non percepire alcuna pensione diretta né svolgere attività da lavoro dipendente o autonomo, fatto salvo il lavoro autonomo occasionale nel limite dei 5.000 euro lordi all'anno.
In attesa di conoscere le decisioni sul suo futuro, ricordiamo che per l'anno in corso le finestre per l'invio delle domande sono: 31 marzo, 15 luglio e, come termine ultimo, 30 novembre 2026.

Spunta l'ipotesi di Quota 41 flessibile: di cosa si tratta
Oltre alle possibili conferme, è spuntata sul tavolo parlamentare anche qualche proposta, tipo quella di Quota 41 flessibile.
Ne avevamo già parlato. Si tratta di una soluzione che prevede un doppio requisito accessorio (62 anni di età e 41 anni di contributi effettivamente versati) a fronte però di una penalizzazione, necessaria per contenere il suo impatto economico sulle casse dello Stato.
In pratica, un meccanismo di penalizzazione pari al 2% di taglio sull'assegno per ogni anno di anticipo. Se si volesse uscire a 62 anni (5 anni prima rispetto alla pensione di vecchiaia) si subirebbe così un taglio teorico complessivo del 10%.
Va precisato che questa percentuale di riduzione non è ancora stata inserita in alcun testo normativo approvato: la misura sarà eventualmente oggetto di dibattito e modifica durante i confronti sulla manovra.
Tuttavia, così come impostata, Quota 41 flessibile rischia di diventare l'ennesima uscita flop tra i lavoratori, come Opzione Donna e Quota 103.