IBM ha registrato una delle giornate peggiori in borsa dal crollo del 1987, con un calo del 25% delle sue azioni a Wall Street. La flessione è dovuta a stime sugli utili inferiori alle aspettative degli analisti per il secondo trimestre del 2026.
I fatti che hanno innescato il crollo
Andiamo per ordine, perché la storia dei numeri IBM è più complessa di quanto un titolone di prima pagina possa lasciar credere. La trimestrale del secondo trimestre 2026 ha mostrato luci e ombre significative:
• Ricavi al secondo trimestre di 17,2 miliardi di dollari, in crescita dell’1% annuo ma inferiori ai 17,9 miliardi previsti. Un miss di 700 milioni che, tradotto sul mercato tecnologico americano, equivale a un segnale di allarme importante.
• Aumenti moderati nei ricavi da software (+5%), stabilità nella consulenza e un calo significativo nel comparto infrastrutture (-7%), questo è il dato più preoccupante perché indica una perdita strutturale di quote in una divisione storicamente strategica.
• Margini in leggera contrazione: il margine di profitto lordo scende al 57,7% e quello operativo al 59,4%. Il quadro complessivo dei margini segnala una compressione della redditività che gli analisti hanno letto come segnale di pressione competitiva crescente.
• Utili per azione: il dato Gaap scende del 2% a 2,27 dollari, mentre l’utile operativo non-Gaap registra una crescita del 5% arrivando a 2,93 dollari.
• Free cash flow di 4,8 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno, dato positivo che conferma la solidità patrimoniale dell'azienda al di là delle criticità operative.
Il quadro complessivo è quello di un'azienda ancora profittevole ma in visibile transizione, con alcuni segmenti in difficoltà e margini sotto pressione. Non è la crisi terminale, è il primo segnale che qualcosa nel modello di business sta cambiando in modo strutturale.
La confessione del CEO
La dichiarazione dell’amministratore delegato Arvind Krishna evidenzia come le recenti variazioni nelle abitudini di spesa dei clienti abbiano avuto un impatto significativo. In una lettera agli investitori, Krishna ha spiegato che i clienti hanno recentemente scelto di spostare la spesa in conto capitale verso l’acquisto di server, sistemi di storage e memorie, per prepararsi ad un mercato che richiede infrastrutture più robuste in vista dell’intelligenza artificiale generativa.
Tradotto in parole semplici per il lettore non specializzato: i clienti enterprise, dovendo scegliere dove mettere i propri soldi, hanno deciso che nel 2026 la priorità sono le macchine fisiche capaci di far girare l'AI (dominio dove primeggiano Nvidia, Dell, HPE, e i grandi produttori di storage) piuttosto che i servizi software e consulenza tradizionali di IBM. Il risultato pratico: grandi accordi attesi non sono stati firmati come previsto, penalizzando proprio i comparti storicamente più redditizi di Big Blue.
È una confessione strategica che gli analisti stanno interpretando con preoccupazione. Non perché IBM non sia più profittevole — lo è ancora — ma perché sta perdendo terreno proprio nel momento in cui l'industria tecnologica sta ridisegnando le proprie fondamenta.
Secondo crollo dell'anno
A febbraio le azioni IBM avevano subito un crollo storico, perdendo il 13,1% e chiudendo a 223,39 dollari – la peggiore flessione giornaliera dai tempi della bolla delle dot-com. Questo calo, che ha fatto registrare a IBM una perdita di circa 31 miliardi di dollari in capitalizzazione (scendendo da 240,8 a circa 208,7 miliardi), è stato innescato dall'annuncio di Anthropic. La startup, sostenuta da giganti come Google e Amazon, ha presentato uno strumento di intelligenza artificiale per il suo Claude Code, progettato per modernizzare il linguaggio Cobol, utilizzato ormai da decenni in sistemi bancari, finanziari e governativi. Secondo Anthropic, il numero di ingegneri capaci di gestire il Cobol diminuisce di trimestre in trimestre, mentre centinaia di miliardi di righe di codice continuano a essere eseguite quotidianamente. Gli sviluppi di Anthropic hanno innescato vendite non solo in IBM, ma anche in altri settori, portando titoli della cybersicurezza, come CrowdStrike e Zscaler, a registrare cali intorno al 9%.
Il contesto di mercato e gli strumenti per analizzare una situazione cosi complessa
Questo episodio è il riflesso di un profondo cambiamento nel settore dei servizi informatici. Le aziende stanno riallocando i propri budget tecnologici, preferendo investire in hardware avanzato per i data center anziché nel software tradizionale. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui le imprese pianificano gli investimenti tecnologici: server ad alte prestazioni, sistemi di archiviazione e processori avanzati sono ora al centro dell’attenzione.

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(Redazione)
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